Enzo Bianchi – Commento al Vangelo del 13 Luglio 2025

Domenica 13 Luglio 2025 - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 10,25-37

Data:

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Fare misericordia

Ci sono persone ritenute impure, non ortodosse nella fede, disprezzate, che sanno โ€œfare misericordiaโ€, sanno praticare un amore intelligente verso il prossimo. Non si devono appellare nรฉ alla Legge di Dio, nรฉ alla loro fede, nรฉ alla loro tradizione, ma semplicemente, in quanto โ€œumaniโ€, sanno vedere e riconoscere lโ€™altro nel bisogno e dunque mettersi al servizio del suo bene, prendersi cura di lui, fargli il bene necessario. Questo รจ fare misericordia!

Il brano evangelico di questa domenica ci mette in guardia dal pensare che la misericordia sia solo un sentimento, una commozione profonda che ci coinvolge alle viscere e al cuore. Certamente essa รจ originata da tale sentimento, ma deve poi tradursi in unโ€™azione, in un comportamento, in un fare misericordia. Lโ€™insistenza in questa pagina sul verbo โ€œfareโ€, e in particolare la risposta finale del dottore della Legge (โ€œChi ha fatto misericordiaโ€), seguita dallโ€™approvazione di Gesรน (โ€œVaโ€™ e anche tu faโ€™ cosรฌโ€), ci illuminano su questa pratica della caritร  verso i nostri fratelli e le nostre sorelle. Leggiamo perciรฒ insieme questo brano conosciutissimo, ma che sempre ha bisogno non di essere ripetuto pedissequamente, bensรฌ di unโ€™attenzione nuova e puntuale, come se lo leggessimo per la prima volta. Sรฌ, tante volte lโ€™ho commentato, ma sarebbe unโ€™offesa verso la sua qualitร  di parola di Dio se lo presentassi a voi lettori tramite un โ€œcopia e incollaโ€ di altri miei scritti. No, questo vangelo oggi risuona cosรฌ in me e ne condivido gli effetti oggi, per lโ€™appunto, non nel passato.

Stiamo sempre seguendo Gesรน nella sua salita a Gerusalemme, ed ecco un altro incontro: questa volta tra Gesรน e un dottore della Legge, un giurista (nomikรณs). Questo esperto della Torร  e della sua tradizione in Israele vuole mettere alla prova Gesรน, vuole verificare la sua conoscenza scritturistica e la sua fedeltร  o meno alla tradizione. Gli pone quindi una domanda classica, tipica di ogni persona e di ogni tempo: โ€œChe fare?โ€; domanda che nello spazio religioso dellโ€™ebraismo risuona con unโ€™aggiunta: โ€œChe fare per ereditare la vita eterna?โ€. Gesรน gli risponde con una contro-domanda: โ€œChe cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?โ€, cercando in questo modo di portarlo a esprimersi in prima persona.

Lโ€™esperto cita allora il grande comandamento attestato nel Deuteronomio, che ogni ebreo conosce a memoria e ripete tre volte al giorno, lo Shemaโ€˜ Jisraโ€™el: โ€œAscolta Israele, il Signore รจ il nostro Dio, il Signore รจ uno. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua menteโ€ (Dt 6,4-5). Poi, con intelligenza spirituale, aggiunge il comandamento dellโ€™amore del prossimo, estraendolo dal libro del Levitico (Lv 19,18). Secondo Luca il dottore delle Legge compie unโ€™interpretazione che ha come fondamento il parallelo tra i due comandamenti dellโ€™amore. Gesรน non puรฒ fare altro che approvare una tale interpretazione, che raggiunge il suo insegnamento sullโ€™amore esteso addirittura ai nemici, ai persecutori (cf. Lc 6,27-35), e di conseguenza invita questโ€™uomo a realizzare, a mettere in pratica quotidianamente quanto ha saputo affermare.

Ma quellโ€™esperto che aveva voluto mettere alla prova Gesรน, volendo giustificare la sua domanda iniziale, lo interroga di nuovo: โ€œE chi รจ il mio prossimo?โ€. Ancora una volta Gesรน non risponde direttamente perchรฉ, se acconsentisse alla domanda del suo interlocutore, dovrebbe dare una definizione del prossimo e cosรฌ situarsi allโ€™interno della casistica degli scribi e dei farisei, ai quali il dottore della Legge appartiene. No, il prossimo non puรฒ essere rinchiuso in una definizione, perchรฉ in veritร  รจ colui che ognuno di noi decide di rendere prossimo avvicinandosi a lui. Ecco perchรฉ racconta Gesรน una parabola, aggiungendovi alla fine unโ€™altra contro-domanda.

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Un uomo anonimo, del quale Gesรน non precisa nulla โ€“ nรฉ nazionalitร , nรฉ condizione sociale, nรฉ appartenenza religiosa โ€“, mentre percorre la strada che da Gerusalemme scende a Gerico viene assalito da banditi che lo depredano, lo picchiano e lo lasciano mezzo morto sul ciglio della strada. Nulla di straordinario, ma un fatto che รจ quotidiano nelle nostre cittร , soprattutto dove i banditi borseggiano, strattonano, malmenano e finiscono per lasciare le persone aggredite a terra sulla stradaโ€ฆ

Su questa strada โ€“ dice Gesรน โ€“ passano due persone segnate dalla loro funzione religiosa: un sacerdote e un levita, uomini ai quali รจ affidata la cura del tempio di Dio a Gerusalemme e che in Israele si vogliono esemplari per gli altri. Ebbene, questi due uomini religiosi, conoscitori della Legge, tesi a onorare la dimora di Dio, passando su quella strada vedono quellโ€™uomo a terra, ferito e bisognoso, ma passano oltre, dallโ€™altra parte. Stanno lontani e proseguono il loro cammino. Perchรฉ? Sono forse insensibili, malvagi? No. E allora perchรฉ? Perchรฉ sono abitati innanzitutto dal dovere di restare lontano da un possibile cadavere, per timore di diventare impuri (cf. Nm 19,11-16). O forse perchรฉ vedono ma non guardano veramente, non sono abituati a vedere discernendo (โ€œBeato chi discerne il povero e il miseroโ€ [Sal 41 (40),2 LXX]). Non fanno alcun male, ma certo omettono di fare qualcosa. E cosรฌ anche per noi: la maggior parte dei nostri peccati, delle nostre contraddizioni allโ€™amore fraterno, non รจ originata da odio o cattiveria, ma si tratta di azioni mancate per indifferenza. Esattamente come ci ricorderร  il Signore nel giorno del giudizio: โ€œVia, lontano da me, maledetti, perchรฉ non avete fatto questo e quelloโ€ (cf. Mt 25,41-45)โ€ฆ

Ciรฒ che sorprende nel prosieguo della parabola รจ che al sacerdote e al levita, i tipici religiosi, Gesรน oppone un samaritano, lโ€™antitipo, cioรจ il perfetto contrario dei due osservanti e puri giudei. I samaritani, infatti, erano considerati gente impura, scismatica ed eretica, detestata dai giudei e sempre in lotta contro di loro. Insomma, un samaritano era certamente la persona piรน disprezzata dai giudeiโ€ฆ ma proprio lui Gesรน pone come esemplare: questo รจ troppo! Anche il samaritano, passando su quella strada, vede, e per vedere bene si avvicina, si fa prossimo allโ€™uomo ferito: allora, volto contro volto, il samaritano รจ commosso nelle viscere, sente salire dalle sue profonditร  un sentimento di compassione, di sdegno, di pietร . La misericordia รจ questo sentimento viscerale, materno, che in realtร  raduna tanti sentimenti e come una pulsione sale dalle nostre viscere, facendosi sentire come sofferenza, con-sofferenza con chi รจ nel bisogno. Dal sentimento nasce lโ€™azione: il samaritano versa olio e vino sulle ferite, le fascia, poi carica quellโ€™uomo sul suo giumento e lo conduce in una locanda, affidandolo al locandiere per le cure e la convalescenza. Questo samaritano si prende cura dellโ€™uomo ferito dai banditi fino al possibile esito positivo: fa tutto quello che puรฒ.

Ecco allora emergere la veritร : ci sono persone ritenute impure, non ortodosse nella fede, disprezzate, che sanno โ€œfare misericordiaโ€, sanno praticare un amore intelligente verso il prossimo. Non si devono appellare nรฉ alla Legge di Dio, nรฉ alla loro fede, nรฉ alla loro tradizione, ma semplicemente, in quanto โ€œumaniโ€, sanno vedere e riconoscere lโ€™altro nel bisogno e dunque mettersi al servizio del suo bene, prendersi cura di lui, fargli il bene necessario. Questo รจ fare misericordia! Al contrario, ci sono uomini e donne credenti e religiosi, i quali conoscono bene la Legge e sono zelanti nellโ€™osservarla minuziosamente, che proprio perchรฉ guardano piรน allo โ€œsta scrittoโ€, a ciรฒ che รจ tramandato, che non al vissuto, a quanto avviene loro nella vita e a chi hanno davanti, non riescono a osservare lโ€™intenzione di Dio nel donare la Legge: e questโ€™unica intenzione, al servizio della quale la Legge si pone, รจ la caritร  verso gli altri! Ma comโ€™รจ possibile? Comโ€™รจ possibile che proprio le persone religiose, che frequentano quotidianamente la chiesa, pregano e leggono la Bibbia, non solo omettano di fare il bene, ma addirittura non salutino i con-fratelli e le con-sorelle, cose che fanno i pagani? รˆ il mistero di iniquitร  operante anche nella comunitร  cristiana! Non ci si deve stupire, ma solo interrogare se stessi, chiedendosi se a volte non si sta piรน dalla parte del comportamento omissivo proprio di questi giusti incalliti, di questi legalisti e devoti che non vedono il prossimo ma credono di vedere Dio, non amano il fratello che vedono ma sono certi di amare il Dio che non vedono (cf. 1Gv 4,20); di questi zelanti militanti per i quali lโ€™appartenenza alla comunitร  o alla chiesa รจ fonte di garanzia, che li rende bendati, ciechi, incapaci di vedere lโ€™altro bisognoso.

Allora Gesรน alla fine della parabola chiede allโ€™esperto della Legge: โ€œChi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che รจ caduto nelle mani dei banditi?โ€. Lโ€™altro risponde: โ€œColui che ha fatto misericordiaโ€ (Vulgata: โ€œQui fecit misericordiamโ€). E Gesรน dunque conclude: โ€œVaโ€™ e anche tu faโ€™ cosรฌโ€, cioรจ faโ€™ misericordia, ovvero guarda bene, con discernimento, avvicinati, fatti prossimo, senti una compassione viscerale e faโ€™ misericordia nel prenderti cura del bisognoso. Non esiste il prossimo: il prossimo รจ colui che io decido di rendere vicino.

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Per gentile concessione dal blog di Enzo Bianchi.

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