Enzo Bianchi commenta il Vangelo di domenica 28 agosto 2016

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La tavola, luogo di finzione o di comunione?

Sempre durante il viaggio verso Gerusalemme Gesรน รจ avvertito che Erode vuole ucciderlo, quindi รจ invitato a fuggire. Ma egli non scappa, anzi manda a dirgli che ciรฒ che deve fare lo fa con parrhesรญa, con franchezza, obbedendo alla volontร  del Padre, fino a quando porterร  a compimento la sua opera (cf. Lc 13,31-33). Per Gesรน Erode รจ solo una โ€œvolpeโ€, un impuro che egli durante la passione non degnerร  neppure di uno sguardo, rimanendo muto davanti a lui, senza rispondere alle sue domande (cf. Lc 23,8-9).

[ads2]Gesรน non fugge, ma compie il suo cammino incurante delle minacce di Erode, e in giorno di sabato, invitato a pranzo da uno dei capi dei farisei, accetta di entrare nella sua casa. Gesรน era diventato un rabbi molto noto ed era dunque frequentemente invitato, spesso dopo la sua predicazione in sinagoga, alla tavola di qualche notabile (cf. Lc 7,36; 11,37). Questo capo della sinagoga e gli altri scribi e farisei che invitavano Gesรน volevano forse onorarlo? Volevano discutere con lui a proposito dellโ€™interpretazione della Legge? Volevano esaminarlo, metterlo alla prova (cf. Lc 10,25)? Luca annota che, nel caso presente, stavano a osservare il suo comportamento.

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Ed ecco che davanti a Gesรน cโ€™รจ un uomo malato di idropisia (cf. Lc 14,2), dunque โ€“ secondo lโ€™opinione religiosa del tempo โ€“ qualcuno colpito da Dio a causa di un grave peccato commesso, relativo alla sessualitร . รˆ sabato, il giorno del Signore, giorno della vita piena, del trionfo della vita sulla malattia e sulla morte: Gesรน sente dunque in sรฉ il bisogno di liberare questโ€™uomo da una malattia invalidante e infamante. Egli sa che sarร  contestato, perchรฉ agli occhi dei dottori della Legge e dei farisei, quella da lui compiuta apparirร  come unโ€™operazione medica, vietata di sabato. Pone dunque una domanda ai suoi interlocutori, costringendoli a uscire allo scoperto: โ€œรˆ lecito o no curare di sabato?โ€ (Lc 14,3). Ma costoro non rispondono, e allora Gesรน prende per mano quel malato, lo guarisce e lo congeda (cf. Lc 14,4). Di fronte a questo gesto e alla successiva domanda, ecco calare ancora un silenzio imbarazzato (cf. Lc 14,5-6).

Solo Gesรน, sempre attento e vigilante su ciรฒ che gli accade intorno, prende di nuovo la parola. Vede che gli invitati a tavola cercano il primo posto, come sempre, il posto di chi viene onorato dal padrone, quello riservato a chi รจ ragguardevole, importante. Succede cosรฌ ancora oggi, nei banchetti solenni: in attesa che il pasto abbia inizio, i presenti sbirciano dove sia il posto dellโ€™invitante e con occhio vorace individuano la sedia piรน vicina a lui, lanciandosi su di essa come su di una preda. Per questo in certi pranzi o lโ€™invitante indica i posti da prendere a tavola oppure essi sono segnalati da cartoncini posti accanto al piattoโ€ฆ

Vista questa situazione, Gesรน dร  un insegnamento attraverso una parabola, che leggiamo ancora una volta, parafrasandola. Quando tu, lettore del vangelo, sei invitato a un banchetto, a una festa, non puntare a occupare il primo posto, cioรจ non crederti un ospite importante e piรน degno di altri di stare accanto a chi ha convocato la festa, perchรฉ in tal caso rischi di essere chiamato a lasciare il posto a un altro invitato piรน degno di te. รˆ questione di modestia, di non avere un super-io che ti acceca e ti fa credere di valere piรน di altri. Sarebbe vergognoso che tu fossi costretto a retrocedere davanti a tutti, facendo cosรฌ emergere la tua indegnitร , la tua pretesa importanza. Resta invece modesto, vicino agli ultimi posti, non sopravvalutarti, e allora forse accadrร  che chi ti ha invitato venga a dirti: โ€œAmico, vieni piรน avanti, piรน vicino a me!โ€. Cosรฌ apparirร  a tutti i commensali la tua reale importanza agli occhi del padrone di casa.

Certo, queste parole di Gesรน rischiano di essere intese come un invito a una falsa umiltร , quella di chi si serve anche della scelta dellโ€™ultimo posto a tavola per essere esaltato davanti a tutti. Ma lโ€™intenzione di Gesรน, attraverso questa parabola, รจ quella espressa nel suo detto conclusivo: โ€œChiunque si esalta sarร  umiliato, e chi si umilia sarร  esaltatoโ€. Sรฌ, solo chi รจ umiliato รจ realmente umile: guai invece a fingere umiltร  in vista dellโ€™esaltazione! Qui piรน che mai si tratta di impedire a noi stessi di adottare strategie o tattiche. รˆ come se Gesรน dicesse a ciascuno di noi: โ€œStaโ€™ in fondo con modestia, senza atteggiamenti di piccolezza forzata, e soprattutto non desiderare ciรฒ che non dipende da teโ€.

Semplicitร , discrezione, disinteresse devono far parte dello stile di un uomo, di un cristiano, e solo cosรฌ la festa potrร  essere vissuta in modo autentico e non come una scena, unโ€™occasione di apparire. Ciรฒ che uno โ€œรจโ€, รจ la realtร ; ciรฒ che non รจ e accade, รจ solo scena. Solo chi si umilia sarร  esaltato, chi invece cerca di essere umile e appare tale senza essere umiliato, รจ semplicemente perverso, creatore di una scena che passa (cf. 1Cor 7,31). La festa si puรฒ vivere solo restando al proprio posto e non cercando di rubarlo agli altri. E ciรฒ vale in qualsiasi comunitร : stare al proprio posto senza ambire a posti piรน alti, senza cercare posti tenuti dagli altri, รจ difficile ma รจ secondo il pensiero di Gesรน, รจ evangelico e contribuisce alla vera costruzione della comunitร . Ognuno dunque stia al proprio posto, secondo la grazia e i doni ricevuti dal Signore (cf. Rm 12,3-6a), perchรฉ chi si sopravvaluta cadrร  da piรน in alto, in modo disastroso per sรฉ e per gli altri.

Poi Luca aggiunge unโ€™altra esortazione di Gesรน, non piรน sugli invitati, ma su chi invita a un pasto, a un banchetto: โ€œQuando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici nรฉ i tuoi fratelli nรฉ i tuoi parenti nรฉ i ricchi vicini, perchรฉ non si sentano costretti a ricambiare lโ€™invitoโ€. Triste constatazione questa di Gesรน, capace di far emergere il ragionamento di molti che, senza consapevolezza, dicono: โ€œSiccome ci hanno invitati da loro, adesso tocca a noiโ€, secondo una logica dello scambio utilitaristico che nega ogni gratuitร . Diciamo la veritร : anche oggi, anzi oggi piรน che in passato, avviene proprio cosรฌ, e non siamo piรน capaci di invitare gli altri a casa nostra, perchรฉ lโ€™idolo dellโ€™interesse ci domina. Invitiamo qualcuno a cena, e possibilmente non in casa, ma al ristorante, per ragioni di lavoro (i pasti di lavoroโ€ฆ), calcolando quante volte siamo stati a nostra volta invitati da lui.

Gesรน invece ci avverte: il pranzo o la cena di festa sono tali solo quando sono offerti gratuitamente, senza attendersi un contraccambio. Per questo, soprattutto nella comunitร  cristiana, occorre organizzare feste alle quali siano invitati gli โ€œscartatiโ€ della societร , quelli che nessuno invita perchรฉ non possono ricambiare, perchรฉ invitarli non procura onore o decoro. Poveri, storpi, zoppi, ciechi, stranieri, bisognosi devono essere presenti alla nostra tavola; se non ci sono, la nostra non รจ una tavola secondo il Vangelo, che chiede la condivisione del cibo, lโ€™accoglienza di chi รจ povero e ultimo. Un pasto gioioso, una vera festa รจ quella a cui partecipano quelli che non amiamo perchรฉ non li conosciamo: invitarli a tavola significa che prima li amiamo, poi li conosciamo, non viceversa, come fanno le persone mondane.

E non si dimentichi che i pranzi aperti ai poveri, ai mendicanti dโ€™amore, ai peccatori, sono quelli a cui partecipava Gesรน e che egli ha imbandito nella sua vita. Anche lโ€™eucaristia che celebriamo, se รจ aperta solo a quelli che si sentono degni e giusti, mentre esclude i poveri e i peccatori perdonati, non รจ lโ€™eucaristia di Cristo, ma una โ€œnostraโ€ eucaristia: un banchetto religioso ma mondano, non secondo la logica del Vangelo!

p. Enzo Bianchi

Fonte: Monastero di Bose
Ogni settimana il commento al Vangelo di p. Enzo Bianchi

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XXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

  • Colore liturgico: verde
  • Sir 3,19-21.30-31; Sal 67; Eb 12, 18-19.22-24; Lc 14, 1. 7-14

[ads2]Lc 14, 1. 7-14
Dal Vangelo secondo Luca

Avvenne che un sabato Gesรน si recรฒ a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: ยซQuando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perchรฉ non ci sia un altro invitato piรน degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cรจdigli il posto!”.

Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perchรฉ quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni piรน avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perchรฉ chiunque si esalta sarร  umiliato, e chi si umilia sarร  esaltatoยป.

Disse poi a colui che l’aveva invitato: ยซQuando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici nรฉ i tuoi fratelli nรฉ i tuoi parenti nรฉ i ricchi vicini, perchรฉ a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perchรฉ non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giustiยป.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 28 Agosto – 03 Settembre 2016
  • Tempo Ordinario XXII, Colore verde
  • Lezionario: Ciclo C | Anno II, Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

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