BATTESIMO DEL SIGNORE
Fratelli, sorelle,
pochi giorni fa eravamo in una casa di Betlemme, segnalata ai Magi da una stella; oggi siamo alle acque del Giordano dove Gesù sarà battezzato da Giovanni (Battesimo del Signore, 11 gennaio 2026). E Matteo procede per scatti molto rapidi. Dapprima ci racconta della Santa famiglia che tornata dall’Egitto si stabilisce a Nazaret. E dopo un silenzio lunghissimo, ecco Gesù al fiume Giordano.
“Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano”
E il battesimo di Gesù non avviene in un tratto appartato del fiume. C’era tanta folla intorno a Giovanni che stava battezzando.
Matteo scrive che “Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati” (3,5-6). E su tutto quell’accorrere si stagliava la voce vibrante di Giovanni. E le sue sono parole di fuoco, parole abitate da una passione forte. Ed ecco arrivare, tra i tanti, anche Gesù. Giovanni il Battista aveva appena finito di prendere di petto farisei e sadducei, chiamandoli: “razza di vipere” (3,7).
Con grande coraggio evocava loro l’immagine della scure posta alla radice dell’albero, che solo un Messia forte, infuocato anche lui, avrebbe potuto manovrare: “Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile”. Ed è ancora Matteo, che senza un minimo di spiegazione, scrive che “allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui”.
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Il Battista che già L’aveva evocato battezzatore, se Lo vide venire avanti per farSi battezzare proprio da lui. Lui, che L’aveva evocato come uno che fa piazza pulita della pula per poi bruciarla, ecco Lo vide venire avanti come uno che le distanze le annulla e non ha paura d’immergerSi come tutti, con tutti. E allo sconcerto del Battista, per questo capovolgimento inatteso, Gesù rispose che fare così era fare la volontà del Padre Suo: “lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
“Ed egli vide”
Poi Matteo decide di indugiare nel suo racconto su un momento di straordinaria intimità divina per Gesù che immerso nelle acque del Giordano subito riemerse. E solo la forza di alcune immagini ci aiutano a comprendere cosa stava avvenendo davvero.
Merita riascoltare tutto il racconto di questa esperienza che anzitutto appartiene a Gesù: “Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: ‘Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento’”.
Come se Gesù dovesse godere, Lui per il primo, di una manifestazione, di uno svelamento, di una epifania divina. Di una vera e propria benedizione su quella Sua scelta, esplicitamente voluta, di lasciare Nazaret, convinto che era arrivata l’ora di lasciare paese e casa, per dare inizio alla Sua missione pubblica.
E il fatto di iniziare proprio da Giovanni il Battista al Giordano, Gesù L’aveva maturato poco a poco, come fosse appunto giunta l‘ora del Giordano. Un fiume che evoca al cuore di ogni ebreo il passaggio verso un nuovo inizio, una terra nuova. Ma proprio questa maturata consapevolezza aveva anche bisogno di un segno preciso dal cielo di Dio, di una conferma divina.
Che dunque Gli Si aprissero i cieli di Dio. E così Egli potesse vedere – “Egli vide” – lo Spirito scendere “sopra di Lui” abitandoLo; e sentire la voce del Padre che Lo confermasse Suo Figlio, approvando compiaciuto tutto il Suo comportamento: “questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”.
“Si aprirono per lui i cieli”
Prima dunque l’epifania per Gesù, in Gesù; poi l’epifania di Gesù per tuti noi. L’epifania di un Messia che non inizia la Sua missione con la scure, che con la forza vorrebbe regolare e appianare tutto. È piuttosto l’epifania, la manifestazione di un Messia che ama condividere, immergendosi senza paura nelle acque dei peccatori senza sferzarli.
E merita ritornare all’immagine dei cieli che ora con Gesù si aprono: “Se tu, Signore, squarciassi i cieli e scendessi!” cantavamo in avvento. Perché anche noi possiamo chiudere o riaprire i cieli di Dio. E li chiudiamo quando il nostro sguardo indifferente, grigio, anaffettivo, induce l’altro a pensare di essere un buono a nulla, senza talenti, sbagliato nella vita. E così accade che l’altro a tal punto si convinca di non valere nulla, che si rassegna e poi ci muore dentro questa presunta impotenza.
Ed è un potere terribile questo che anche a noi è dato. Quasi una sorta di passione triste, in grado di gelare il terreno, soprattutto i terreni dell’anima della gente. Mentre la nostra passione – quella che ci regala la manifestazione di Gesù al Giordano – dovrebbe essere di riaprire continuamente i cieli del cuore della gente. Esercitando uno sguardo che faccia respirare il cuore.
E questo accade quando riconosciamo il respiro dell’altro, la sua luce e i suoi colori, la sua voce, il buono, il bello, il vero che abita ciascuno. E gli raccontiamo e recuperiamo le sue attese smarrite e gli diciamo dei germogli ancora nascosti che si porta dentro. Non smettiamo di riaprire a piene mani i cieli di chi incontriamo: apriremo squarci nel cielo di Dio.
don Walter Magni
