L’illusione del cambiamento esterno
C’è una rivoluzione propedeutica prima di cambiare la realtà, è quella del proprio cuore. Si pensa che le strutture siano sbagliate e che Gesù sia venuto ad operare una rivoluzione, un rovesciamento, vedi l’élite religiosa del tempo o la dominazione romana. Quante volte anche noi ci sentiamo un po’ Gesù e vorremmo cambiare tante cose!!! Per alcuni benpensanti e sapienti, Gesù ha fallito.
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La preghiera come accoglienza della realtà
“Gesù risponde alla realtà che si trova ad affrontare con la preghiera, ossia accoglie la realtà e vi aderisce interiormente dialogando con Dio Padre, restando nella relazione con lui. Il Padre, che è “Signore del cielo e della terra”, sa tenere insieme gli opposti, le polarità che ci abitano. Come il lamento e la lode, le lacrime e la gioia” (MdB).
Chi di noi non si scoraggia di fronte ai fallimenti e alle cadute? Si sente il senso del vuoto, sfiorando la disperazione. “Sul crinale della disperazione Gesù si lascia plasmare interiormente, dimorando presso il Padre. In questa dinamica ritrova profondamente vita. Nel suo rimanere con Dio Padre, anche le contraddizioni possono sciogliersi. Gli occhi possono essere aperti. Aperti sulla stessa realtà, per scorgerne l’orizzonte, per osare affidarsi a cieli e terra che possono essere rinnovati – non da noi, ma nella nostra disponibilità. Persino nello smarrimento e nell’angoscia” (MdB).
Senza uno sguardo di fede, non si assume la realtà. La reazione più immediata è ringraziare Dio, perché ai fallimenti ci sono i ricominciamenti. Io ne ho fatto esperienza nella mia vita.
Sul crinale della disperazione
“Di fronte a questo scacco Gesù non si scoraggia, ma trasforma il fallimento in un’occasione di ringraziamento al Padre. Gesù è certamente toccato dal rigetto subìto, ma è capace di assumerlo nella fede: «Rispondendo disse…» –, di farne un’occasione per discernere il compimento della volontà del Padre: «Ti ringrazio, o Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intellettuali e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre: così ti è piaciuto!». Anche nell’ora difficile Gesù riconosce che Dio agisce attraverso di lui: la sua missione consiste nell’annuncio della buona notizia ai poveri, ai semplici (cf. Mt 11,5; Is 61,1) i quali, aderendo a Gesù, colgono in lui la rivelazione del Padre; nel contempo essa è giudizio del cuore di quanti, con la loro sapienza intellettuale e la loro pretesa di auto-giustificazione religiosa erigono un ostacolo insormontabile all’accoglienza del Vangelo” (EB).
La rivelazione ai piccoli e agli umili
A tutti i falliti, ai disperati, agli scartati, Gesù chiede di “portare il suo giogo”, è dolce e il suo peso è leggero e ne avremmo un dolce riposo.
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“Al tempo di Gesù i rabbini paragonavano la Torah, la Legge di Dio, a un giogo da portare, riferendosi alla responsabilità affidata a quanti entravano in alleanza con Dio. Tale giogo era progressivamente diventato sempre più gravoso a causa di interpretazioni rigoriste fornite dalle guide religiose di Israele: i precetti, donati da Dio per l’autentica libertà dell’uomo, si erano trasformati in «pesanti fardelli imposti da scribi e farisei sulle spalle della gente»” (EB). “Gesù parla del “suo” giogo, quasi a dire che in ogni caso è lui a portare il peso con noi, che non si tratta di un peso che schiaccia o snatura, ma che dà la possibilità di disegnare insieme a lui il cammino. È lo stare con lui accanto, più che l’adempimento di qualche norma, a poter rendere la vita meno ruvida, più “dolce”, e i pesi “alleggeriti” da sensi di colpa, pretese di giustizialismi, frustrazioni” (MdB).
I sapienti arrogano autosufficienza, bloccano Dio; gli umili sono coloro che riconoscono il proprio limite e hanno la libertà di accogliere la rivelazione divina, questa è la volontà del Padre e il suo progetto benevolo. Gesù dice: nessuno di voi capisce bene chi sono io, non mi conoscete e nessuno di voi conosce Dio, solo io lo conosco e potete conoscerlo se io ve lo faccio conoscere. Gesù è il rivelatore, nessuno può conoscere Dio senza passare da Gesù. Nella preghiera di Gesù si sente un bisogno di liberazione, liberazione dall’oppressione del peccato, e dalla Legge. Legatevi con me, condividete con me, “imparate da me”, ho un atteggiamento benevolo e non prepotente. la storia, la vita personale, si può rovesciare e rivoluzionare a partire da questa mitezza e umiltà.
Uno sguardo nuovo sul mondo
“Gesù mostra il volto del Padre, da cui tutto ha ricevuto in maniera gratuita e libera. Al Padre semplicemente “è piaciuto” rendersi presente, avvicinarsi a quanti gli fanno spazio, come i piccoli, gli umili, quanti non hanno niente da difendere. “È piaciuto” farsi conoscere da quanti sono, si sentono o si fanno piccoli non posando la loro fiducia in se stessi, nella loro sapienza e intelligenza, o nei precetti della Legge, nel dover adempiere qualche osservanza per poter riconoscersi o essere riconosciuti “giusti”. Perché il volto del Padre che Gesù è venuto a far conoscere non è rinchiuso in precetti e osservanze né in chi presume di essere già a posto, di non aver bisogno di nessun altro”(MdB).
Gesù si offre come “riposo”, un riposo piacevole, liberatore, è riposante aderire a Gesù, è un liberatore, un atteggiamento umile libera dall’orgoglio dell’uomo. Unirsi a Gesù vuol dire acquistare questa forza dell’amore che mette l’energia necessaria per la vita.
“Gesù invita l’umanità “stanca e oppressa” dal peso della vita, da qualche vano cercare, ad andare a lui: andare a lui come si va verso una persona attesa, verso una fonte d’acqua, non verso un manuale di precetti da osservare o un’etichetta in cui dover rientrare. Gesù stesso propone di dare ristoro: il vero riposo sta nel respirare dentro una relazione che fa sentire accolti, che fa sentire di poter essere amati per quel che siamo” (MdB).
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]

