Quando pensiamo alla famiglia, pensiamo agli affetti, all’intimità, alla relazione, alla reciprocità, alla comunione, in una sola parola: casa. Dio ha fatto casa, ha preso dimora, in una famiglia, perché Dio è famiglia. Assumendo “la vera carne della nostra umanità e fragilità” (san Francesco d’Assisi), Dio ha fatto una scelta molto cara e costosa: ha scelto di diventare membro della famiglia umana, perché il “Natale è una decisione”. Il Natale del Signore è uno scandalo per l’uomo, perché è più facile credere in Dio che in un Dio-uomo che si incarna, che ama, gioisce, soffre con noi e per noi. Ma Dio non si scandalizza, l’uomo sì!.
Mistero d’amore
Cielo e terra divengono una cosa sola, e Dio non è più distante, è un Dio vicino, prossimo a noi. “La celebrazione liturgica odierna, è un invito a non proiettare sulla famiglia di Nazaret i nostri desideri, ma bensì a suscitare il desiderio di farci ispirare in quella che è la nostra realtà di relazione, sapendo che l’unica cosa che veramente accomuna le nostre esperienze a quella della famiglia in cui il Verbo fatto carne è cresciuto, non è l’unicità e l’irrepetibilità – per eccellenza – di privilegi, ma il dramma della vita di ognuno, un dramma che non si ripete mai” (MDS). Dio non ha voluto soltanto mettersi nei nostri panni e sperimentare l’umiltà della condizione creaturale, quindi, le fatiche, le sofferenze, insieme alle gioie, Egli è andato oltre, ha voluto una casa, una famiglia, intimità, affetti, perché Dio è Trinità, è casa di relazioni e di reciprocità.
La famiglia
Maria e Giuseppe, sono genitori in movimento, che affrontano il rischio, chiamati a fare scelte difficili. La fuga in Egitto per scappare dalla follia di Erode, è una delle tante pasque della famiglia di Nazareth, la vita umile e nascosta di Nazareth, il pellegrinaggio al Tempio. Siamo davanti a “una famiglia fondata sulla vita e non può che essere aperta alle continue e inattese pasque nella vita, e questo vale per ciascuno di noi e ci fa sentire meno soli. La santa famiglia di Nazaret, è un magnifico corollario al mistero dell’Incarnazione, capace di allargare l’orizzonte della nostra speranza (PP)”. Negli atteggiamenti silenziosi di Maria e Giuseppe, che accolgono e custodiscono con coraggiosa premura la vita del Verbo di Dio, si svela ai nostri occhi l’abito della carità, dell’umiltà, della mansuetudine.
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Il Verbo si fa carne
Il Verbo pone la sua tenda in mezzo a noi, fa casa, una famiglia naturale come il luogo originario dove si sperimenta il grande mistero dell’amore, un modo di vivere dove la precedenza va accordata all’altro e non cercata per se stessi. “Contemplare il Verbo fatto carne ci fa sentire meno soli: la sua piccolezza, la sua fragilità, la sua povertà, le sue lacrime, i suoi timori e le sue speranze sono per noi la famiglia, così che ogni esperienza d’amore, anche la più difficile o la più incomprensibile, è una pagina di Vangelo” (MDS).
Dio non è venuto tra di noi con la sua potenza, con il suo splendore, con la sua gloria, in un’epifania, in una dimostrazione che si sarebbe imposta al mondo. Il Dio cristiano si è manifestato nell’umiltà, nella semplicità. Ecco come la Santa Famiglia si mostra a noi come un modello di vita proprio alla luce di questo atteggiamento di singolare amore, che affronta il viaggio della vita verso le promesse di Dio. La Famiglia di Nazareth è il Vangelo, è la buona notizia, e non affatica, assolutamente, dirla e proclamarla ogni anno a Natale.
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]
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