Il colore scuro, un po’ di polvere senza spessore, inodore, non attraente, austero, scende sul capo per imposizione del ministro ordinato, un gesto penitenziale, partecipato anche da chi non è solito recarsi in chiesa, forse nemmeno comprendendo cosa si sta facendo, ma nel suo intimo avrà un senso prendere parte e mettersi in fila per ricevere non qualcosa di magico, quanto un segno, quasi sacramentale.
Il celebrante inizia la Messa e va dritto alla preghiera di colletta, il Confiteor è sostituito dall’imposizione delle ceneri benedette, ma prima, è propedeutica la Parola di Dio, forse ascoltata con distrazione: il grido del profeta Gioele che invita alla conversione, l’appello di Paolo alla riconciliazione, e nel vangelo Gesù esorta a vivere le tre pratiche del credente: digiuno, elemosina e preghiera, il tutto in maniera rinnovata e autentica. Non si canta l’alleluia, nelle domeniche di quaresima non si recita il Gloria, l’addobbo dei fiori è più sobrio, un’ atmosfera che deve aiutare a fare deserto.
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Quando digiunate … quando fate l’elemosina .. quando pregate … Senza apparire, senza tristezza, senza farsi vedere, senza lamentazioni. La relazione con sé stessi, con il proprio corpo, con le cose, il digiuno essenziale è lasciarsi non dominare dal superfluo. Soprattutto occorre puntare ad un digiuno di parole per ascoltare la Parola. Un digiuno importante è quello delle parole che feriscono: “pettegolezzi, giudizi”, nella famiglia, nel lavoro, nelle comunità cristiane.
L’elemosina è l’offerta del cuore, l’importanza della relazione con l’altro, la prossimità e la condivisione, di non accumulare cose per sconfiggere la paura del provvisorio. La preghiera, la relazione con Dio, fatta soprattutto di ascolto e di un rapporto autentico. “Entra nel tua camera, ne segreto ..”. La preghiera è la risorsa del cristiano, “lo slancio del cuore” diceva santa Teresa di Gesù bambino, e non si può separare dal digiuno e dall’elemosina, dal senso di giustizia e di rispetto della creazione. “Digiuno ed elemosina sono le due ali che elevano la preghiera”, diceva sant’Agostino.
La quaresima, quaranta giorni, simbolico cammino nel deserto, per affrontare le tentazioni, momenti di luce salendo al Tabor, fare esperienza della vera sete, l’acqua viva che è dono di Dio, guarire dalla cecità della fede e risorgere con Lazzaro. Camminiamo dietro Gesù per accompagnarlo verso Gerusalemme, luogo epifanico, dove si compie il mistero di salvezza, passione, morte e risurrezione del Signore.
La quaresima, la vita cristiana, non è fatta di pratiche, di regole, per attirare la benevolenza di Dio, entriamo nei ritmi della liturgia per incarnarli nella storia, santificarla, consacrarla e benedirla, offrendo tutto a Dio, quale Eucaristia e rendimento di grazie della nostra vita.
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]

