don Vincenzo Leonardo Manuli – Commento al Vangelo del 15 febbraio 2026

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Dio ci ha lasciato i suoi comandamenti, per orientare la nostra vita alla santità, alla “sapienza del Signore”, ma noi li interpretiamo a nostro piacimento (sic!!). Purtroppo reagiamo usando male la nostra libertà, siamo un po’ allergici, manifestando una reazione di insofferenza quando ci viene suggerito che cosa fare. “Il Signore Gesù non ha voluto insegnare una Legge nuova, più esigente di quella antica. Ha voluto dichiarare, piuttosto, che è giunto il tempo in cui possiamo vivere fino in fondo il nostro essere creati a immagine e somiglianza di Dio, fino a manifestare quali «profondità» (1Cor 2,10) di bellezza e di verità si nascondono in noi e in tutte le cose” (RP). 

Le sei antitesi di questa domenica, “avete inteso che ..” , “ma io vi dico”, sono la realizzazione e il compimento del “sale della terra” e la “luce del mondo” per essere sapore e illuminare la vita. Il Signore ha messo davanti a noi: il fuoco e l’acqua, la vita e la morte; ci ha chiesto di scegliere: la possibilità di vivere e la possibilità della morte. Gesù rispetto all’antico sapiente dice di più: “la bella notizia di Gesù è la grazia che rende possibile vivere i precetti”. 

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“Apre, allarga, dilata questo Gesù: non è una questione morale il suo regno, ma una questione di qualità: concerne il modo in cui stiamo al mondo, il peso delle nostre parole, la verità dei nostri sguardi, la responsabilità dei nostri silenzi. Il Suo regno non è fatto di confini da non oltrepassare, di limiti da non superare, di regole da rispettare: è fatto da vita vera, profonda, autentica, dove lo sguardo è trasparente e le parole sono sincere. É fatto di mani che guariscono, che benedicono, che spezzano il pane, che abbracciano i peccatori. Di mani come le sue. Ci chiede un salto oggi Gesù, un salto nella profondità della vita, perché la vita vera sta dietro a ciò che chiamiamo vita, sta oltre la sua superficie rassicurante: il nocciolo non è solo ciò che facciamo, ma da dove nasce quel che facciamo” (LV). 

La grazia è la presenza del suo amore. I comandamenti non sono gravosi quando vengono vissuti nell’amore. Gesù non cambia l’antica legge ma la porta a compimento, per riempirla. Sono presentate sei formule dove egli adopera grande autorevolezza. Quel “io vi dico”, amplia, approfondisce. Gesù, è accusato di svuotare i comandamenti, ma egli risponde con un’esigenza di giustizia più radicale e più trasparente di quella insegnata e praticata da scribi e farisei. “Gesù mette in guardia: chi insulta, maledice, “fa arrossire” un uomo è passibile di un giudizio e condannato a finire nella Geènna, la discarica di Gerusalemme. La legge che vieta l’omicidio in realtà chiede riconciliazione tra fratelli che andranno tutti davanti al giudice. Non è possibile osservare le leggi cultuali e non osservare pienamente i comandi verso il prossimo: anzi, questi devono essere realizzati prima dei comandi riguardanti i sacrifici a Dio” (EB).

E’ un appello alla vita, ad avere un buon rapporto di amicizia e di affetto e non di violenza. Insultare è come uccidere.  Così come la calunnia, il pettegolezzo. 

“Eppure nel mondo ecclesiastico la sincerità è la virtù più fragile e contraddetta. Il campionario è vasto: pettegolezzi, chiacchiere, supposizioni, calunnie per sentito dire, allusioni eloquenti a fragilità, a debolezze e a peccati che però non vengono nominati esplicitamente, a volte calunnie messe in giro ad arte, perché prima o poi presso qualcuno saranno efficaci e giungeranno là, nei luoghi alti, dove si vuole che siano conosciute… Quante calunnie degli uni contro gli altri! Calunnie gravi, anche morali, che in verità sono parole che uccidono, parole come armi. E quindi quanta sofferenza, che a volte diventa fatica a restare saldi, diventa “depressione ecclesiale”, solitudine, perché gli altri fuggono e gli amici non si fanno più sentire. Quanto male possono fare la cattiveria che ha di mira gli altri, l’invidia, la concorrenza con chi vogliamo sorpassare nella scalata al potere… Soffrire per la chiesa è duro, ma soffrire a causa della chiesa è ancora più faticoso, scuote l’appartenenza alla chiesa fin dalle fondamenta” (EB). 

Egli è venuto a portare la bella notizia, la legge nuova che  Gesù dà è la grazia. Il dono di Gesù è che egli venuto a rendere possibile l’applicazione della legge, propone il dono di grazia, la sua persona, la sua luce, la sua presenza. Offre la possibilità della purezza del cuore, lo sguardo limpido, la relazione serena, di essere sinceri, reali, fedeli e  schietti. La legge che Gesù propone è la grazia di una vita nuova, e l’opera di Dio è rendere possibile il comandamento di Dio anche nelle piccole cose. 

Al discepolo è richiesta una chiarezza di parola e una chiarezza di vita: “Il vostro parlare sia: sì sì, no no”, al di fuori, vi è la falsità e la menzogna. Parresia, franchezza, che non vuol dire “parlare in faccia offendendo l’altro, quanto attenzione, sincerità. “In queste antitesi proclamate da Gesù comprendiamo come per lui la Legge e i profeti possono essere riassunti in un solo comando: quello dell’amore del prossimo, un amore radicale, gratuito, vissuto da un cuore unificato (cf. Mt 22,39; Lv 19,18)” (EB).

Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog

Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. []

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