don Vincenzo Leonardo Manuli – Commento al Vangelo del 10 maggio 2026

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Senza uno sguardo d’amore, la conseguenza è sentirsi abbandonati. Quanto è triste non avere un compagno, un amico, qualcuno a cui aggrapparsi. Anche tu Gesù ci lasci soli? Promesse, amore, comandamenti, il distacco: “Gesù è preoccupato per i suoi discepoli, li vuole salvare dal mondo, cioè dalla logica mondana che rischia di contagiare il nostro modo di vedere le cose e di pensare. E quanto aveva ragione, purtroppo! Anche nella Chiesa, spesso, dilagano logiche mondane, contrapposizioni, bramosie, arrivismo … e ne vediamo le conseguenze. Invece di essere trasparenza, diventiamo ostacolo, alto muro che impedisce ai viandanti di vedere la meta. Viviamo in questo mondo, ne siamo influenzati ma non gli apparteniamo, dice il Signore. Ma, lo sappiamo bene, da soli fatichiamo, e tanto” (PC). Tanti sentimenti albergano nel cuore dei discepoli, ma anche tanta gioia. La liturgia ci orienta al compimento del mistero, è il pasquale dono dello Spirito Santo che celebreremo nella domenica di Pentecoste. Gesù ha lasciato ai suoi discepoli e ai credenti di tutti i tempi un dono, il suo amore, la sua presenza, lo Spirito Santo, ecco il compagno, la presenza amica. È poco?

L’insegnamento basila

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Respira con coi, quando le cose si fanno difficili, quando il mondo sembra crollarci addosso. Ci mancava l’addio! Il grande discorso di addio lascia ai discepoli l’insegnamento fondamentale, “il comandamento dell’amore”, l’eredità passa ad un successore: è lo Spirito Santo, “il vero successore di Gesù è un alter Jesus, possiamo dire un “altro Gesù”(MdB). Gesù promette il dono di un altro Paraclito, il greco ha un valore più ampio, “avvocato”, parà, “presso”, cletos, “chiamare” colui che viene chiamato “vicino”, “assistente”, “aiuto” o “ sostegno”, nel momento difficile in cui c’è una causa, nel momento del pane di afflizione. Egli stesso, Gesù è il Paraclito, rimane presso di loro, sarà dentro i discepoli e continua l’opera di Gesù. Unica condizione è restare nell’amore.

Un altro Paraclito

L’avvocato, il difensore, parla in noi, con noi, per noi, altro che linguaggio mondano! Sono quattro le prerogative di questo “alter Jesus”: la “memoria Jesu”, la testimonianza o martyria, il “giudizio” o la “crisis”, cioè il giudizio sul peccato del mondo, e l’ultima è la “profezia”. “L’operazione dello Spirito Santo sembra essere una memoria riconciliata con il proprio passato, capace di superare le prove della vita, le crisi, le incomprensioni, le ostilità, fino a progettare un futuro e a testimoniare la verità, (…), il Paraclito mantiene dunque viva la memoria di Gesù nella storia del mondo” (MdB).

Vita piena

C’è un per sempre, il Paraclito è il “maestro interiore”, secondo la definizione di Sant’Agostino, colui che dal di dentro compie l’opera della salvezza iniziata da Gesù, e formerà un cuore nuovo, una nuova comprensione. La promessa di Gesù è la compagnia divina, di non essere soli. Egli annuncia che se ne va, va al Padre e contemporaneamente viene a noi. Andare al Padre e abitare in noi è un’unica operazione: “questa inabitazione, questa circolazione di vita tra il Padre, il Figlio e il cristiano resa possibile dallo Spirito, si manifesta concretamente nell’oggi attraverso la pratica dei comandamenti, «carne» del nostro amore” (EB). L’obiettivo è la pienezza, una vita piena realizzata. Lo Spirito Santo, il Paraclito, che vive in noi, è fonte della testimonianza, per  “rendere ragione della speranza che è in noi” con dolcezza e rispetto, così proclama la prima della lettura dell’apostolo Pietro. 

Si fa compagno di viaggio, ci dà animo, e forti di essere amati dal Signore, “siamo chiamati a divenire profezia di un mondo riconciliato”. Gonfia le vele, il respiro di Dio, “Lui non abbandona, non lascia orfani, ma è presenza discreta, luce accesa, calore soffuso. Il vento soffia dove e quando vuole, e non lo puoi fermare né mettergli confini o barriere. Sarà un filo di speranza che si tesse” (LV).

Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog

Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. []

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