L’evangelista Matteo raccoglie gli insegnamenti di Gesù, e simbolicamente lo colloca sul monte, una serie di “istruzioni” per una vita benedetta, gioiosa, un invito alla sequela. Emerge il rovesciamento della condizione, ma anche una responsabilità e un appello ai credenti. Ordinariamente è felice chi ha potere, chi ha denaro e tante possibilità. Per il Regno dei cieli le cose stanno diversamente, Dio usa altri criteri.
Beatitudine dopo beatitudine, benedizione dopo benedizione, Gesù dispiega la proclamazione del Regno, la quintessenza dell’insegnamento di Gesù, nel primo dei cinque discorsi in parabole. Autorevolezza e promessa, liberazione e felicità.
Beati i poveri in spirito, .. cioè, coloro che umilmente e con fiducia si sottomettono a Dio.
Beati quelli che sono nel pianto, .. la promessa è la consolazione, la compagnia dello Spirito.
Beati i miti, .., l’atteggiamento di accoglienza della realtà e dell’altro, di rinuncia alla violenza.
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Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, .. desiderare che i rapporti con gli altri siano retti da giustizia e da verità.
Beati i misericordiosi, .. chi ha una vita integra e aperta all’altro.
Beati i puri di cuore, .. le cui intenzioni sono buone.
Beati gli operatori di pace, .. chi si adopera per costruire ponti e non muri.
Beati i perseguitati per la giustizia, .. una prova concreta per chi segue davvero il Signore.
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Beati chi è insultato, nonostante tutto, lo Spirito lo rende capace di attraversare in maniera lieve la vita.
Ecco le strade della felicità, della benedizione. Le beatitudini sono «linguaggio della croce» (1Cor 1,18), capace di confondere ogni saggezza umana le beatitudini appartengono allo «scandalo della croce» (Gal 5,11). “Quando leggiamo queste acclamazioni non possiamo restare indifferenti: o le rigettiamo come utopiche, impossibili da realizzare, oppure dobbiamo accoglierle quale pungolo che mette in discussione la nostra fede, la nostra sequela del Signore Gesù e la nostra gioia e felicità nel vivere il Vangelo, dunque nella nostra esistenza umana” (EB). Dio ha scelto da che parte stare, ecco il ribaltamento della logica umana, non il potere, non il denaro, non la violenza, avranno la meglio. Gesù parla di promesse che si realizzeranno nel presente. “Le beatitudini ci narrano proprio questo, questa presenza del Signore che, se riconosciuta, diventa determinante la nostra prassi, forgiando in noi l’umano alla statura di Cristo” (EB).
Camminando sulle tracce di Cristo, vivendo in Lui, con Lui, per Lui, noi possiamo sperimentare la beatitudine anche nelle tribolazioni, in tutte quelle situazioni in cui perseguiamo ostinatamente il bene. In questa serie di detti, si evidenzia la paternità di Dio e della condizione filiale. André Chouraqui, traducendo in francese il termine “beati” con “en marche”, ovvero “in cammino”, rende bene questa dimensione dinamica, non statica delle beatitudini: l’uomo delle beatitudini è un umano in cammino.
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]

