Dall’amore alla legge alla legge dell’amore
Giovedì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Dopo il confronto con i farisei e gli erodiani riguardo alla liceità del tributo a Cesare, ma più in generale sulla questione del rapporto tra la responsabilità nei confronti dell’autorità terrena e quella verso Dio, e la disputa circa la risurrezione che ha messo a nudo l’orizzonte puramente mondano e la visione praticamente atea dei sadducei, ora è la volta del rappresentante del gruppo degli scribi, esperti nella legge di Mosè. Gli scribi erano funzionari a servizio della trasmissione della tradizione giuridica in Israele. Per un Israelita l’unica legge valida è quella data da Dio e trasmessa da Mosè e che trova nel Decalogo la sua carta costituzionale. Al contrario delle due discussioni precedenti finalizzate a mettere in difficoltà Gesù, la domanda dello scriba, rivoltagli senza alcun preambolo e che riceve subito una pertinente risposta, rivela il suo desiderio di conoscere la Scrittura, non semplicemente come un grande codice normativo, ma come parola di vita.
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La domanda dello scriba non è una provocazione inquisitoria ma la condivisione di un interrogativo che nasce dal senso di responsabilità come credente e come autorità in Israele. Egli sentiva riduttivo vivere da funzionario della legge, così come un giudice non fa solo applicare la legge e un vero maestro non si limita a comunicare nozioni o verità concettuali astratte. Allora la domanda costituisce il primo passo di quel sano discernimento della volontà di Dio attraverso il quale mettere in pratica i suoi comandamenti e cercare di realizzare la propria vocazione mettendo a frutto i carismi ricevuti. Anche Gesù porta nel cuore la domanda: qual è il cuore della legge in cui risiede il suo spirito e che si manifesta nella varietà e nella molteplicità delle leggi? Davanti alle molte esigenze e alle istanze della gente, qual è la priorità? Chi vive la propria vocazione nel servizio agli altri spesso si trova nella condizione di dover discernere le priorità e distinguere tra ciò che urgente e ciò che è necessario. Quest’opera di discernimento consiste nel cercare l’essenziale, colto il quale, tutto acquista il suo senso e ogni cosa si colloca al suo giusto posto nella scala dei valori.
Chiedersi qual è il primo dei comandamenti equivale a domandarsi cosa è l’essenziale nella vita. La risposta è nella Scrittura il cui centro si raggiunge ascoltando, cioè credendo, nell’unico Dio. La fede non è come un vestito che si adatta alle mie esigenze e che scelgo in base ai miei gusti, ma è una proposta di vita che Dio mi fa al fine di conformare la mia vita alla sua. Al contempo la fede, in quanto relazione personale d’amore, non si riduce a sporadici e occasionali gesti di rito o formale esecuzione di precetti ma, sviluppandosi in un rapporto sempre più intimo e unico, conduce al punto di fare della propria vita un dono.
La fede, quale esperienza di ascolto dell’altro, sia esso Dio o il prossimo, nella quale scopro la loro unicità e originalità, fa passare dall’amore alla legge alla legge dell’amore. Credere in un solo Dio significa rinunciare a rincorrere gli altri dei, siano essi il denaro, la ricchezza, il piacere, il possesso, il sesso. Dio è unico perché solo Lui ama l’uomo, sua creatura, e amandola la rende libera. Gli dei si fanno servire e creano schiavitù mentre il vero Dio si fa servo per amore.
I comandamenti sono il modo con il quale l’uomo segue Dio sulla via dell’amore. La strada che conduce Dio a farsi prossimo ad ogni uomo, fino al sacrificio della propria vita, diventa anche quella sulla quale l’uomo conquista il grado sommo della libertà, che è dono totale di sé ai fratelli.
C’è una seconda domanda nel discernimento: Come amare? L’amore dell’uomo nei confronti di Dio è sempre una risposta, una restituzione. L’amore non è emulazione, perché Dio ama in maniera unica e irripetibile. Cosa mi chiede allora il Signore? Di offrirgli con riconoscenza quello che Lui stesso ha dato. Dio mi ha dato un cuore per desiderare la comunione e la riconciliazione, una intelligenza per innamorarmi della bellezza del creato e la forza per condividere con i fratelli, soprattutto i più poveri, i beni terreni che Lui ha posto nelle mie mani.
Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!
Commento a cura di don Pasquale Giordano
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

