Commento a cura di don Pasquale Giordano
La parrocchia Mater Ecclesiae รจ stata fondata il 2 luglio 1968 dallโArcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirร ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di etร … [Continua sul sito]
Lectio divina
Subito dopo il dialogo con il dottore della Legge, in cui รจ incastonata la parabola del Buon Samaritano, lโevangelista ne presenta un altro che si svolge tra Gesรน e Marta, in casa della donna la quale, insieme alla sorella Maria, lo ospitano durante il suo viaggio verso Gerusalemme. Il racconto della parabola si conclude con lโarrivo del Samaritano nellโalbergo dove aveva condotto lโuomo soccorso lungo la strada. Lโalbergatore riceve lโincarico di prendersi cura dellโinfermo. La storia ha una finale aperta in modo da suscitare delle domande: lโalbergatore avrร compreso la compassione del Samaritano e si sarร ispirato ad essa per assolvere al compito assegnatogli e per il quale riceve una caparra? Si farร prossimo a quellโuomo con la stessa compassione con cui il Samaritano se ne รจ preso cura?
Il cammino di Gesรน verso Gerusalemme, dopo aver incrociato quello del dottore della Legge, trova una pausa a Betania. La Torah non รจ la via ma รจ la lampada che aiuta a camminare. La lampada non รจ la luce ma permette che essa svolga la sua funzione di illuminare i passi di chi cammina per strada durante la notte. Attraverso la parabola Gesรน ha insegnato al dottore della Legge che la norma di vita fondamentale รจ lโamore a Dio e al prossimo. Gesรน percorre la sua strada verso Gerusalemme in obbedienza alla vocazione ricevuta dal Padre. La strada che percorre non lo conduce lontano dagli uomini ma piรน prossimo a loro, soprattutto a quelli che sono caduti nel peccato. Prossimitร e servizio sono intimamente connessi. Ci si avvicina per servire e si serve per farsi piรน vicini. La narrazione della parabola passava dalla strada, luogo della disgrazia e della grazia, della caduta e del primo soccorso, allโ albergo (Pandokeion: โcasa di tuttiโ) spazio nel quale abitare come ospite. Gesรน, pellegrino verso Gerusalemme, si fa anche ospite. Cโรจ come un filo conduttore che collega lโalbergatore e Marta. Entrambi aprono i loro spazi allโaccoglienza. Lโaccoglienza, come suggerisce la Prima Lettura (Gn 18,1-10), รจ il primo passo verso lโospitalitร . La pericope del Libro della Genesi mette in rilievo il movimento di Abramo che va incontro ai tre viandanti per offrire loro lโinvito al ristoro; รจ sottolineata la sua sollecitudine nel preparare il pasto coinvolgendo anche la moglie Sara che perรฒ, proprio perchรฉ donna, rimane allโombra del marito; durante il pasto Abramo rimane in piedi come un servo pronto a soddisfare le esigenze dei suoi ospiti; infine, Abram รจ il mediatore della benedizione che raggiunge Sara rendendola feconda.
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Luca, dopo lโintroduzione, passa a descrivere lโatteggiamento di Maria e di Marta. La prima assume la postura del discepolo che ascolta la parola di Gesรน, la seconda รจ distolta (dallโascoltare la parola) perchรฉ tutta assorta nei suoi servizi. Il narratore, mettendo a confronto le due sorelle, vuole far notare che Maria รจ tutta concentrata sulla parola di Gesรน mentre Marta รจ tutta centrata su sรฉ stessa. Come giร la vicenda di Abramo e Sara suggeriva, alla donna spettava il compito di un servizio nascosto e allโuomo quello di intrattenere gli ospiti (cf. Gv 12, 1-3). Marta interviene per farsi portavoce della tradizione e per richiamare Gesรน e sua sorella allโordine. Prendendo come unitร di misura sรฉ stessa e sostituendosi allโospite, Marta da una parte non comprende il valore della scelta di Maria, e dallโaltro, pretende che sia la sorella a distogliere lโattenzione dalla parola di Gesรน per darle ascolto. Per la sua autoreferenzialitร Marta pensa che il peso della responsabilitร gravi solo sulle sue spalle e, sentendosi sola e abbandonata dalla sorella, interpreta lโatteggiamento di Gesรน come indifferenza alla sua difficoltร . Le parole di Marta hanno il sapore della lamentela che culmina in un vero e proprio comando. Lei che รจ presa dai molti servizi passa dalla postura del servo a quella di chi comanda. Abramo insegna che lโospitalitร parte dallโandare incontro agli altri per poi introdurli nellโintimitร evitando di trasformarla in possessivitร . Invece Marta cade proprio in questo pericolo. La sua accoglienza non diventa ospitalitร perchรฉ non mette al centro lโospite ma sรฉ stessa. Abramo, dopo aver preparato il pasto rimane in piedi in un atteggiamento di disponibilitร , mentre Marta, contrariamente a sua sorella che รจ seduta ai piedi di Gesรน, sta in piedi ma con un fare direttivo. Colei che serve si erge a maestra pretendendo di suggerire a Gesรน le parole da dire alla sorella.
La risposta di Gesรน รจ un โrichiamoโ nel senso che รจ una seconda vocazione. Alla prima ella aveva risposto positivamente accogliendo Gesรน; รจ necessaria una seconda vocazione che lโaiuti a correggere il tiro della sua missione. La parola di colui che riconosce essere il Signore la illumina sulla deviazione che ha preso il suo servizio. La parola di Gesรน denuncia ciรฒ che nel suo cuore la porta a deviare causando in lei preoccupazione e agitazione. Esse hanno il potere di โinfestareโ la mente al punto che la Parola ascoltata non riesce a tradursi in vera opera di caritร ma si limita ad essere una semplice prestazione. Marta deve correggere il suo modo di vedere spostando lโattenzione da sรฉ verso sua sorella in modo da osservare il suo atteggiamento con occhi diversi, gli stessi con i quali Gesรน la vede. Dal suo punto di vista Maria ha fatto la scelta piรน buona. Il dottore della Legge presumeva di essere giusto e puntava sui meriti per ottenere la vita eterna. Similmente Marta poggia su di sรฉ la sua sicurezza e invece deve imparare a rendersi conto che Dio non รจ lontano ma si fa prossimo. Lo possiamo riconoscere se si rinuncia al giudizio e alla presunzione di essere lโunitร di misura di ciรฒ che รจ giusto e vero. Il richiamo invita a rivedere il modo di vedere gli altri e di interagire con loro. Gesรน non istituisce un paragone tra le due sorelle ma indica lโordine giusto delle attivitร . Il dottore della Legge aveva richiamato il comando di amare il prossimo come sรฉ stesso. Maria ricorda a Marta che non ci si puรฒ prendere cura degli altri se non ci si prende cura di sรฉ. Amare sรฉ stessi, direbbe Maria, รจ assumere lโatteggiamento del discepolo che si lascia nutrire dalla Parola di Dio. Affinchรฉ la caritร sia fruttuosa รจ necessario richiamare al cuore la Parola di Dio, meditarla perchรฉ il suo seme porti un frutto abbondante e permanente.
Marta non รจ โrichiamata dallโordineโ ma le viene offerta una nuova chiamata attraverso lโatteggiamento di Maria che sembra non fare o dire nulla e invece il suo silenzioso ascolto รจ molto piรน eloquente di qualsiasi insegnamento ed efficace piรน di ogni altra opera. Maria si lascia nutrire dalla Parola che la rende pronta per svolgere la missione che Dio le affida. S. Paolo, parlando ai Colossesi (Col 1,24-28) si confida. Il ministero porta con sรฉ tante sofferenze. Spesso ci si ritrova soli. La fede in Gesรน, crocifisso e risorto, gli ha fatto maturare la consapevolezza che le ferite del suo corpo e della sua anima sono il modo con il quale egli partecipa alla salvezza operata da Gesรน mediante la sua croce a vantaggio della Chiesa. Lโapostolo sa che quando soffre per il Vangelo non รจ solo e che quel dolore รจ necessario come quello della donna che partorisce il suo bambino.
รmati e lร sciati amare
La missione del cristiano si riassume nel comandamento dellโamore. Lโamore a Dio e al prossimo sโintrecciamo attorno allโamore a sรฉ stessi. Nella visione del dottore della Legge il prossimo รจ il destinatario del bene. Si domanda, dunque, chi รจ il prototipo di colui che merita di essere aiutato e di ricevere fiducia. La vicenda che coinvolge Gesรน e le due sorelle di Betania sembra rispondere ad una domanda che nasce dalla parabola del buon Samaritano ed รจ una ulteriore specificazione della risposta data a Gesรน dal dottore della Legge. Infatti, il racconto verte sulla figura del โprossimoโ che รจ colui che si fa vicino per aiutare chi รจ in difficoltร . Il prossimo รจ identificato in colui che ha compassione e si prende cura del bisognoso. Il passo del Libro del Levitico, citato dal dottore della Legge, dice di amare il prossimo ยซcome sรฉ stessoยป. Cosa significa? Marta rappresenta una interpretazione e Maria una seconda. Le due sorelle, come fa Abramo, riconoscono nel viandante il Signore che si fa prossimo. Tuttavia, Marta si prende cura dellโospite mettendo al centro sรฉ stessa. Questo causa la sua ansia che si traduce in un atteggiamento risentito. Maria, invece, interpreta lโamore al prossimo come relazione personale. Maria insegna alla Marta presente in ciascuno di noi che lโascolto della Parola รจ la prima forma di amore a Dio e a sรฉ stessi. Intrattenersi con Gesรน nella preghiera รจ la condizione indispensabile per amare il prossimo e servirlo con amore. Dio si fa prossimo nel pellegrino che incrocia le nostre strade e che ci rammenda la nostra medesima condizione di viandanti. Siamo sempre in cammino guidati dalla Parola di Dio che ci fa nota la vocazione alla santitร e come realizzarla. Prima di ogni altra cosa cโรจ lโascolto, di Dio, di sรฉ stessi e degli altri. Mai come in questi tempi, in cui la storia sembra avere un passo troppo veloce e non riusciamo a stare dietro ai continui cambiamenti, cโรจ bisogno di ascolto stando seduti, in un dialogo faccia a faccia con il nostro interlocutore. Da dove iniziare? Lโascolto quotidiano della Parola di Dio e il confronto con Lui ci aiuta a comprendere cosa significa amare sรฉ stessi e come amare il prossimo. Dio educa a conoscerci e ad amarci senza giudicare o colpevolizzare. Non deve trarre in inganno il silenzio di Maria che non รจ in alcun modo inerzia o passivitร . Al contrario, il silenzio del discepolo รจ il linguaggio dellโamore mite e umile molto piรน eloquente delle parole di Marta che tradiscono la presunzione e lโaggressivitร proprie di chi รจ in ansia. Il primo gesto di ospitalitร รจ accogliere lโaltro nello spazio del proprio cuore. La compassione fa pulizia di pensieri giudicanti che invece tendono ad occupare tutti gli spazi della nostra mente con preoccupazioni legittime, forse, ma invadenti. Per reggere il peso della missione dobbiamo esercitare il cuore allโascolto. Nella preghiera Dio si prende cura di noi, fascia le ferite delle paure e delle ansie, rinfranca il nostro spirito con la consolazione. Nella misura in cui ci lasciamo nutrire dalla Parola potremo essere cibo nutriente per gli altri. Come ci lasciamo amare, cosรฌ saremo capaci di amare il prossimo. Con la docibilitร con la quale ci lasciamo educare saremo in grado di essere maestri per i fratelli perchรฉ testimoni della potenza della Parola che trasforma la nostra povertร in ricchezza per tutti.
Signore Gesรน, che ti fai pellegrino tra le strade degli uomini per incrociare i nostri sentieri di vita, spesso stretti, contorti e bui, condividi con noi la fatica di stare al passo con questo tempo caratterizzato da cambiamenti repentini. Insegnaci a saper abitare la nostra casa comune e a farne un luogo ospitale nella quale sostare per gustare insieme, nellโascolto umile e docile della tua Parola, la dolcezza della tua presenza in mezzo a noi. Guarisci le nostre ansie e liberaci dalle paure che ci rendono miopi nel riconoscere la bellezza che ci circonda e scontrosi verso i nostri fratelli. Donaci un cuore aperto allโascolto della tua Parola affinchรฉ, formati dalla preghiera costante e sincera, possiamo essere nellโagitazione affannosa del mondo portatori del respiro dello Spirito che riconcilia i litiganti e offre lโopportunitร di riscatto a chi รจ caduto nella trappola dellโorgoglio.ย




