don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 11 Marzo 2023

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Sabato della II settimana di Quaresima

Mi 7,14-15.18-20   Sal 102   

Autorità pastorale

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Michea supplica il Signore di riprendere in mano il governo di Israele che è come gregge disperso nella foresta senza un pastore che lo guidi al pascolo. Dio è l’unico Pastore perché solo lui può perdonare il peccato in quanto il suo cuore è pieno di amore e benevolenza. Con il perdono Dio libera il cuore dell’uomo dal peccato che lo blocca impedendogli di obbedire alla Sua parola e di fare il bene. Il Custode d’Israele si prende cura del suo popolo perché, come un guerriero valoroso, combatte per noi contro il male che ci è ostile ed è come un pastore sollecito per il suo gregge che conserva nel cuore l’impegno a seguirlo nel suo cammino e aiutarlo a diventare grande nell’amore. Le parole del profeta Michea diventano preghiera sulle labbra di chi è costituito in autorità. Egli riconosce in Dio la fonte della propria autorità e al contempo chiede che le virtù pastorali del Signore siano anche in lui per essere strumento della volontà divina. 

+ Dal Vangelo secondo Luca Lc 15,1-3.11-32

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

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Una casa in festa 

La parabola raccontata da Gesù vede come protagonista un padre che ha due figli. Entrambi hanno una relazione complicata con il loro padre. Il figlio minore lascia la casa non prima di aver reclamato la sua parte di eredità, come se considerasse il padre già morto. Il maggiore rimane a casa ma considerandosi un semplice servo piuttosto che figlio. Come tale si aspettava di ricevere ogni tanto una ricompensa o una gratificazione per il suo costante e fedele servizio. Al centro del racconto vi è la festa organizzata dal padre per il figlio ritornato a casa pentito e che tutto si sarebbe aspettato tranne quell’epilogo meraviglioso. La realtà ha superato le sue più rosee aspettative. Possiamo immaginare la gioia mista a stupore del figlio nel vedersi riaccolto in casa non come servo ma come signore. La Pasqua, verso cui andiamo incontro, cosa è se non la festa che Dio prepara per chi ritorna a lui con cuore contrito. Il figlio minore non ha altro merito che essersi pentito. Lui, che ha sperimentato l’inganno delle ricchezze fino al punto di lambire la soglia della morte, torna indietro condotto dalla speranza di riconciliarsi con il padre ed essere accolto nuovamente in casa. Non importa con quale ruolo, ma l’essenziale è ritrovare una casa, una famiglia nella quale vivere. In fondo si realizza lo stesso desiderio del Padre: dare una casa ai propri figli e fare casa con loro. Quella di Dio è una casa in festa sempre aperta ad accogliere chi è mosso dal sincero bisogno di riconciliazione e di pace. 

Anche il figlio maggiore ritorna. Egli viene dai campi e va verso casa, sì, ma non verso suo padre. La casa in festa non la sente più casa sua. Le parole che rivolge al padre rivelano la sua rabbia. È arrabbiato perché non si è mai visto riconoscere un premio per il servizio svolto con fatica e abnegazione e prova invidia per il fatto che il fratello, tornato a casa dopo essersi goduta la vita dilapidando il patrimonio, sia stato addirittura onorato con una festa in grande stile. 

L’amore del padre all’inizio non viene compreso da nessuno dei due figli. Ma Dio, al contrario di ciò che pensa il figlio maggiore, non fa preferenze, ma è giusto e ama entrambi nello stesso modo. Il suo amore non cambia quando il figlio piccolo se ne va, ma lui lo sperimenta quando ritorna e si lascia abbracciare. Perdonare significa fare festa. La riconciliazione è l’esperienza dell’amore di Dio che mi viene incontro, mi invita ad entrare in casa e a fare festa con lui.

L’amore di Dio non si conquista e non si merita, ma lo si accoglie con umiltà e speranza come dono gratuito.

Leggi la preghiera del giorno.

Commento a cura di don Pasquale Giordano
Vicario episcopale per l’evangelizzazione e la catechesi e direttore del Centro di Spiritualità biblica a Matera

Fonte – il blog di don Pasquale “Tu hai Parole di vita eterna