
Da grande conoscitore dell’animo umano, il cardinal Martini propone in questo testo un percorso verso la pienezza della vita, adatto a quanti – credenti e non credenti – sono alla ricerca di un orizzonte di senso nella propria esistenza. Di fronte alle tensioni e alle inquietudini del tempo presente, di cui è attento e partecipe osservatore, Martini offre il solido riferimento della Scrittura interpretata con uno stile capace di toccare le corde più profonde del cuore di ogni persona.
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Dalla figura di Giacobbe, uomo smarrito che ha perso i propri riferimenti, a quella di Pietro, che ha tradito ma è ancora meritevole del perdono di Dio, questa raccolta di scritti traccia un itinerario spirituale che apre alla luce della Pasqua e guida il lettore attraverso la quaresima, la Settimana Santa, fino alla morte e resurrezione del Signore.
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Da pagina 66
L’inquietudine della notte della fede
Ripartire da Dio vuol dire sapere che noi non lo vediamo, ma lo crediamo e lo cerchiamo così come la notte cerca l’aurora. Vuol dunque dire vivere per sé e contagiare altri dell’inquietudine santa di una ricerca senza sosta del volto nascosto del Padre. Come Paolo fece coi Galati e coi Romani, così anche noi dobbiamo denunciare ai nostri contemporanei la miopia del contentarsi di tutto ciò che è meno di Dio, di tutto quanto può divenire idolo. Dio è più grande del nostro cuore, Dio sta oltre la notte.
Egli è nel silenzio che ci turba davanti alla morte e alla fine di ogni grandezza umana; Egli è nel bisogno di giustizia e di amore che ci portiamo dentro; Egli è il Mistero santo che viene incontro alla nostalgia del Totalmente Altro, nostalgia di perfetta e consumata giustizia, di riconciliazione e di pace.
Come il credente Manzoni, anche noi dobbiamo lasciarci interrogare da ogni dolore: dallo scandalo della violenza che sembra vittoriosa, dalle atrocità dell’odio e delle guerre, dalla fatica di credere nell’Amore quando tutto sembra contraddirlo. Dio è un fuoco divorante, che si fa piccolo per lasciarsi afferrare e toccare da noi. Portando Gesù in mezzo a voi, non ho potuto non pensare a questa umiliazione, a questa “contrazione” di Dio, come la chiamavano i Padri della Chiesa, a questa debolezza. Essa si fa risposta alle nostre domande non nella misura della grandezza e della potenza di questo mondo, ma nella piccolezza, nell’umiltà, nella compagnia umile e pellegrinante del nostro soffrire.



