don Paolo Scquizzato – Commento al Vangelo del 30 Novembre 2025

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Noรจ si prepara alla โ€˜tempesta perfettaโ€™: non a una pioggia qualunque, ma a quellโ€™urto che prima o poi, in ogni vita, arriva per spazzare via il superfluo e lasciare emergere โ€˜lโ€™unum necessariumโ€™, lโ€™unica cosa di cui davvero abbiamo bisogno. Il diluvio รจ un mito che parla alla nostra vita: prende le forme di un dispiacere improvviso, di un fallimento che incrina le certezze, di una crisi interiore, del buio che cala sulla mente, di una malattia, di un incidente, della morte stessaโ€ฆ

I contemporanei di Noรจ, racconta il testo, ยซnon si accorsero di nullaยป. Loro continuano a mangiare, bere, mettere al mondo figliโ€ฆ Tutte cose anche buone ma incapaci โ€” da sole โ€” di salvare quando la vita scuote le fondamenta. E infatti furono travolti.

Gesรน torna a metterci in guardia: che cosa รจ davvero necessario per non soccombere al diluvio? Pare una sola cosa: lโ€™attenzione. La salvezza non รจ un premio, ma atto di consapevolezza. รˆ il cuore desto, vigile, capace di cogliere ciรฒ che conta nel momento in cui tutto vacilla.

Un antico libro alchemico del Seicento custodisce una parola enigmatica: VITRIOL. รˆ un acrostico che recita cosรฌ: โ€œVisita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidemโ€, ovvero: ยซVisita lโ€™interno della terra operando con rettitudine e troverai la pietra nascostaยป.

A livello simbolico il messaggio รจ di una forza sorprendente: scendere nellโ€™โ€™interiora terraeโ€™ รจ un invito a entrare nelle profonditร  del proprio essere, a raggiungere quel luogo segreto dove si rivela ciรฒ che resta quando il resto crolla. รˆ lรฌ che si trova lโ€™unica cosa necessaria, ciรฒ che ci costituisce in modo definitivo, ciรฒ che la tempesta non puรฒ portare via. Il Sรฉ autentico.

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Tutte le tradizioni, dalle piรน arcaiche alle piรน raffinate, non hanno fatto altro che ripeterci questo: ritorna al Centro. รˆ nel buio, nel nascondimento, nel grembo silenzioso dellโ€™interioritร  che qualcosa puรฒ finalmente maturare e venire alla luce. La vita stessa lo insegna: il seme ha bisogno della terra scura, il feto dellโ€™ombra protettiva del grembo.

Gli antichi lo sapevano bene.

In Egitto le iniziazioni avvenivano nelle piramidi o nelle cripte sotterranee. In Persia si scendeva nelle grotte; i popoli nativi dโ€™America costruivano capanne destinate proprio alla discesa iniziatica. I misteri di Mitra si celebravano nei templi sotterranei, e lโ€™iniziazione era la discesa nel ventre della Grande Madre.

Nella mitologia greca, Orfeo discende nellโ€™Ade per ritrovare Euridice, simbolo della sua anima smarrita. Il dio hindรน Krishna scende negli inferi per liberare i suoi sei fratelli โ€” immagine dei sei chakra โ€” essendo lui stesso il chakra della corona, il vertice dellโ€™ascesa spirituale.

Non cโ€™รจ scampo: prima di salire bisogna scendere. Prima di ritrovare la vita, bisogna attraversare il proprio sotterraneo. Il primo passo verso quella terra in cui la vita si dร  in pienezza โ€” che il Vangelo chiama regno di Dio o regno dei cieli โ€” passa attraverso il viaggio verso sรฉ stessi.

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ยซIl regno dei cieli รจ simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campoยป (Mt 13, 44). Il tesoro non รจ fuori, รจ nel campo che siamo.

E Agostino lo conferma: ยซNoli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritasยป. Non andare fuori: rientra. รˆ nellโ€™interioritร  che abita la veritร .

E la voce di Meister Eckhart gli fa eco, con la sua precisione adamantina:

ยซChi vuole penetrare nel fondo di Dio, in ciรฒ che ha di piรน intimo, deve prima penetrare nel suo fondo proprio, in ciรฒ che esso ha di piรน intimo. In effetti nessuno puรฒ conoscere Dio, se prima non conosce sรฉ stessoยป (Sermoni).

Che lโ€™Avvento sia dunque questo: un tempo di silenzio, di nascondimento, di ritorno al buio fecondo da cui nasce ogni luce. Un esercizio di distacco, di svuotamento, di morte simbolica, perchรฉ solo ciรฒ che muore a sรฉ stesso puรฒ risorgere alla Vita.

Il โ€˜diluvioโ€™ che potrร  abbattersi sulla nostra vita non sarร  piรน una minaccia, ma piuttosto rivelazione. Non tanto una fine ma opportunitร  dโ€™un nuovo inizio. E in mezzo alla tempesta, come Noรจ, scopriremo finalmente ciรฒ che resta. Ciรฒ che salva.

Ciรฒ che siamo.

Per gentile concessione di don Paolo Scquizzato.

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