La croce รจ il segno radicale dellโumana avventura: accoglienza della finitezza senza vie di fuga, stare fino in fondo e dentro il limite senza avversione.
Punto dโincrocio dove si sfiorano gli opposti: terra e cielo, materia e spirito, tempo e infinito, solitudine e abbraccio. In questo centro pulsa tutta la condizione umana: sospesa tra il peso del finito e la vertigine dellโoltre.
Gesรน sulla croce non รจ lโultima vittima offerta a un dio crudele, ma lโuomo nella sua veritร piรน nuda. Egli non evade dalla violenza, non risponde con lโodio, non si sottrae al dolore. Resta. Sta. Esposto, inerme, eppure sovrano.
In lui la sventura estrema diventa grandezza estrema, la ferita si apre come varco dโinfinito. La croce si fa allora icona di dignitร : non chi cede al male, ma chi lo attraversa sโapre a spazi inimmaginabili.
La croce รจ dunque sosta dentro il negativo. Non per amore del dolore, ma perchรฉ soltanto nel varcarlo puรฒ nascere lโoltre. Nel nulla piรน buio puรฒ trasparire il Tutto. Rivelando cosรฌ quel Mistero che non รจ un dio tra gli dรจi, ma la profonditร stessa dellโessere, che si rivela quando crollano tutte le immagini e gli appigli.
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La resurrezione, va da sรฉ, non รจ magia proveniente dallโesterno, ma vita che risorge dal cuore stesso della perdita, forza che non si lascia seppellire, fiducia che nessuna morte potrร mai avere lโultima parola.
In un tempo che fugge il dolore come scandalo, la croce resta segno ostinato. Ci dice che non cโรจ vita senza ferita, nรฉ amore senza esposizione, nรฉ relazione senza vulnerabilitร . Ma dice anche che nessuna ferita รจ chiusura: ogni piaga nasconde un varco di luce.
Cosรฌ la croce parla ancora oggi, oltre le religioni e oltre il teismo: come simbolo universale dellโumano, della capacitร di trasfigurare il dolore in amore, la sconfitta in apertura, il limite in possibilitร .
Per gentile concessione di don Paolo Scquizzato.
FONTE – CANALE YOUTUBE – FACEBOOK
