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don Nicola Salsa – Commento al Vangelo del 24 Novembre 2024

Commento al Vangelo del giorno a cura di don Nicola Salsa.

Gesù Cristo, nostro Re (Gv 18,33-37)

Trascrizione automatica e corretta tramite IA da YouTube –non rivista.

Gesù Cristo nostro re
Nella festa di oggi siamo invitati a riconoscere Gesù come nostro Signore.

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Dal Vangelo secondo Giovanni
Pilato disse a Gesù: “Sei tu il re dei Giudei?”.

Gesù rispose: “Dici questo da te oppure altri ti hanno parlato di me?”.

Due domande si intrecciano l’una sull’altra senza trovare subito risposta. La prima di Pilato è per capire se davvero Gesù si consideri un re. La seconda è per capire se Pilato abbia idea di cosa significhi che Gesù sia re. Detto in altro modo: “Ti hanno detto altri che sono re o è una intuizione che ti porti dentro?”.

Capire se anch’io riconosco Gesù come mio re e mio Signore o se ripeto quello che la gente pensa e dice. Solo riconoscendo Gesù come re si trova la logica che io debba obbedirgli se voglio seguirlo.

Fino a questo momento Gesù si è rifiutato di ricevere questo titolo. Ma ora, dove appare sullo sfondo la passione e la croce, tutto cambia. Il re che sono chiamato a riconoscere è un re che ha perso tutto, che è sconfitto, che sulla croce rivela la sua regalità offrendo la propria vita a chi vorrebbe strappargliela.

Pilato disse: “Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?”.

Pilato riporta la discussione su un piano giuridico e razionale: cosa hai fatto per essere stato rinnegato dai tuoi e così odiato dalle autorità religiose? Pilato è estraneo a tutto quanto sia successo e riceve per la prima volta l’annuncio di Gesù. Cerca di trovare una logica in tutto quello che gli hanno raccontato. Vorrebbe capire e rimane colpito dalla personalità di Gesù. Chi è la persona che gli hanno portato? Chi è davvero?

Rispose Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei. Ma il mio regno non è di quaggiù”.

Gesù ammette che il suo regno non è di questo mondo, non segue la logica umana del potere e della violenza. Egli è stato mandato da Dio Padre in un regno non suo, inviato senza esercito, senza armi e nel più totale nascondimento. Gesù rivela se stesso, la sua stessa divinità, con gesti molto umani e semplici.

Compie miracoli, ma essi sono la cornice rispetto alla possibilità di incontrarlo. I miracoli sono per loro natura eventi singolari e unici, relegati nel passato e consegnati alla storia. Ciò che Gesù ti propone è invece di incontrarlo oggi, di fare esperienza di un dialogo interiore con lui.

A cosa serve riconoscere che Gesù sia re se io non lo incontro, se non ci dialogo, se non lo servo e amo?

Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re”.

Rispose Gesù: “Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce”.

Si parla qui di verità e di come essa sia la strada per poter riconoscere che Gesù è davvero re. La verità che qui viene indicata è la verità soggettiva di chi conosce Gesù da sé stesso, ha ascoltato la testimonianza di altri, ci ha riflettuto e pregato.

Ma poi, ma poi ha avuto l’intuizione profonda che tutto questo, che la persona di Gesù, fosse la verità che attendeva. Riconoscere che attraverso l’incontro con Gesù io dico la verità su me stesso: che io sono fatto per lui e solo per lui.

È la consapevolezza che ciò che cerco, magari da tutta la vita, ciò che possa aver pensato come inarrivabile, trovasse la sua risposta, la sua verità profonda proprio in Gesù.

Tutto così semplice: che quel Gesù che magari ho rinnegato da giovane sia la risposta. È qui rivelata la sorpresa, lo stupore di chi si ritrova amato da colui che riconosce essergli sempre stato vicino.

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