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don Nicola Salsa – Commento al Vangelo del 20 Ottobre 2024

Commento al Vangelo del giorno a cura di don Nicola Salsa.

Avere un cuore libero

Trascrizione automatica e corretta tramite IA da YouTube –non rivista.

Assistiamo in questa pagina di Vangelo alla più importante conversione che dobbiamo fare, quella che ci porta verso gli altri, non per dominare, ma per servire.

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Dal Vangelo secondo Marco:
Si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, dicendogli:
“Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo.”
Egli disse loro: “Che cosa volete che io faccia per voi?”
Risposero: “Concedici di sedere nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra.”

I due fratelli chiedono a Gesù di avere i primi posti, di essere considerati importanti, di avere onore e gloria. E questa è una tentazione comune a tutti noi: il desiderio di primeggiare sugli altri rimane forte. Il contrasto tra questa richiesta e le parole di Gesù, che si è sempre presentato come colui che serve, è evidente. Giacomo e Giovanni non hanno ancora compreso quello che sarà il mistero della Croce.

Gesù disse loro:
“Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?”
Gli risposero: “Lo possiamo.”

Il calice e il battesimo di Gesù richiamano un gesto rituale sacro, un legame simbolico con la Passione e la Croce. Gesù stesso non scioglie il significato di quanto sta descrivendo. I fratelli dicono che sono disposti ad affrontare questa prova, ma non sanno di cosa parlano.

Gesù disse loro:
“Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato, anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo, è per coloro per i quali è stato preparato.”

Ad una prima lettura uno potrebbe intendere che Giacomo e Giovanni vivranno il martirio un giorno. Ma se questo è vero per Giacomo, non lo è stato per Giovanni, che al contrario non morì martire. Bere il calice ed essere battezzati significa qui unire la propria vita a Cristo, grazie ai sacramenti che Gesù ci ha donato. Anche noi, grazie al Battesimo e grazie all’Eucaristia, siamo uniti a Gesù sulla croce, morti con lui per essere risorti in lui. Con Gesù sulla croce, nessuno dei suoi muore, perché egli muore a nome di tutti.

Stare alla sua destra e alla sua sinistra lo concede solo Dio Padre, ma di fatto non lo concede a nessuno. Questo perché il sacrificio di Cristo è l’unico, l’ultimo e il definitivo. Come dice San Paolo, noi stessi sulla croce siamo morti al peccato per essere, in Cristo, risorti alla vita nuova. Quello che facciamo però fatica a fare è vivere da persone libere e davvero vive.

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro:
“Voi sapete che coloro i quali sono considerati governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono.”

Gesù recupera tutto il gruppo degli Apostoli, capisce che qui c’è da superare un ostacolo: il mondo, con le sue dinamiche di potere e di forza. Ma è possibile vivere in modo diverso, è possibile vivere le relazioni andando oltre la logica del potere gli uni sugli altri.

“Tra voi però non è così. Ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Tanto più nella nostra vita abbiamo delle responsabilità e dei doni importanti, tanto più dovremmo vivere queste parole. Se a qualcuno Dio dona delle capacità, non è per suo merito o guadagno, ma sempre in una logica di servizio. Domandiamoci sempre: se io ho questo tempo, questa capacità, questo talento, in che modo posso farne dono agli altri?”

Anche il Figlio dell’uomo, infatti, non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Ancora una volta Gesù ci richiama alla croce, vista come il culmine di una vita che si è spesa per gli altri. Gesù che si dona lo fa amando: è l’immagine di una vita che porta frutto proprio perché si spende per gli altri.

Questo descrive in modo profondo ciò che ci portiamo dentro: nonostante i nostri limiti, le nostre bassezze umane e spirituali, noi siamo fatti per amare. Non c’è altra attività che ci realizzi pienamente. La nostra natura profonda, seppur debole e a volte meschina, è quella di chi deve imparare ad amare ed essere amato.

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