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don Nicola Salsa – Commento al Vangelo del 19 Gennaio 2025

Commento al Vangelo del giorno a cura di don Nicola Salsa.

Battesimo di Gesù Cristo (Lc 3,15-16.21-22)

Trascrizione automatica e corretta tramite IA da YouTube –non rivista.

Riaccendi la tua vita

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In questo brano di Vangelo troviamo il primo miracolo di Gesù, un miracolo che vuole risvegliare in noi il desiderio di tornare alla speranza.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

Il Vangelo di Giovanni ci descrive solo sette miracoli, e questo è il primo. Occorre quindi leggerlo nel suo significato simbolico e allegorico. Il matrimonio indica l’unione, il patto tra Dio e il suo popolo di Israele. In questo racconto troviamo l’immagine di un nuovo legame tra Dio e l’umanità.

Spesso, nell’Antico Testamento, si racconta dell’infedeltà del popolo di Israele e di come Dio, al contrario, continui a ricercare e salvare il suo popolo.

Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

La mancanza di vino è simbolo della mancanza di speranza e di gioia. Questa unione, in qualche modo, perde di sapore e di entusiasmo. Formalmente nulla cambia, ma questa festa perde qualcosa di essenziale.

Maria, qui chiamata “donna”, rivolge a suo figlio l’invito a intervenire, a farsi carico di questa situazione e a iniziare proprio in questa festa la sua missione. Appare in Maria tutta la sua fiducia: non riceve un sì da Gesù, ma in ogni caso chiede ai servi di fidarsi di lui. «Fate quello che vi dirà», anche se al momento non ne capite subito il senso.

I servi diventano così i primi collaboratori della volontà di Dio per salvare il suo popolo. Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da 80 a 120 litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore». E le riempirono fino all’orlo.

Innanzitutto, le anfore sono sei e non sette, simbolo di completezza. Sono quindi mancanti. Dovrebbero essere destinate a purificare, ma sono al momento vuote. Usare queste anfore significava purificarsi davanti a Dio per poterlo servire. Era un gesto esteriore di purificazione che, però, come vedremo, diventa un simbolo interiore.

Le anfore vengono riempite fino all’orlo, di una misura sovrabbondante. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.

Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo.

Il maestro di tavola diventa qui immagine del sacerdote, che scopre che nelle giare non c’è più acqua ma ora vino. Solo al momento i servitori sono consapevoli del miracolo che è avvenuto. Sarà poi compito loro indicare l’autore del miracolo, ma al momento questo non avviene.

Viene però chiamato e coinvolto lo sposo, che si trova protagonista sua insaputa. Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu, invece, hai tenuto da parte il vino buono finora.

Il vino buono è quello che Gesù ora condivide con i commensali. Si racconta di un’attesa che è passata anche per la mancanza di qualcosa di essenziale. Si richiama a un inizio nel quale c’è stato il vino buono, quello del primo popolo di Israele, di Mosè, l’epoca d’oro di un popolo povero ma totalmente nelle mani di Dio.

Il tempo, l’egoismo dei governanti e l’ipocrisia dei sacerdoti hanno di fatto esaurito questo vino iniziale. Ora, però, assistiamo alla presenza di un vino ancora più buono, che Gesù ci offre. La pienezza della vita ci è quindi data dall’incontro con Gesù.

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù. Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

È proprio questo finale, forzatamente glorioso, a farci intuire il significato simbolico del miracolo. Accogliere il vino nuovo significa accogliere la vita piena e autentica di Gesù.

A coloro che hanno in precedenza sperimentato la disillusione e la perdita di speranza viene data una nuova opportunità. Questo miracolo è anche per te, che magari vivi un tempo di fatica, di tristezza profonda. Ciò su cui avevi posto fiducia – il vino – è finito e al suo posto è rimasto un vuoto profondo e interiore.

In questo momento ti è offerta la possibilità di fare quanto il Signore ti chiede: di collaborare con lui al suo disegno di salvezza per te e per le persone che ti sono vicine.

Ascolterai il consiglio di Maria? Continuerai a lamentarti di ciò che non va o sarai inizio del cambiamento?

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