Recitò su di essi la benedizione
Abbiamo disperato bisogno di cielo. Abbiamo disperato bisogno di riappropriarci della verticalità della vita. Oltre i confini armati, oltre gli schieramenti ideologizzati, oltre gli interessi di parte congeda la folla perché vada…
Oltre al declinare del tempo, il giorno cominciava a declinare, la pazienza di una permanente benedizione (vedi prima lettura Melchisedek e Abramo).
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Oltre le paure di accoglienze vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare. Oltre le economie “in crisi” e le autarchie, e trovare cibo, dare il mio corpo (seconda lettura) affinché altri si nutrano di concretezza. Oltre l’aridità dei “nonluoghi” qui siamo in una zona deserta. Oltre gli spazi addomesticati dell’egoismo. Oltre c’è l’altrimenti di Gesù.
La chiave di lettura pratica per l’alternativa. Il vangelo. Voi stessi date loro da mangiare per sviluppare progressi di verticalità. Voi stessi, noi, per liberarci dagli schemi di confine e d’identità protezionistica. Rivoluzione delle rivoluzioni economiche. Dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione di condivisione. Il vangelo dal profumo di pane. L’altrimenti di Dio per le folle.
Sbriciolare sé stessi per ricomporre sazietà di familiarità. Pani spezzati per famiglie di uomini. Non di numeri problematici per (volute) irrisolvibili soluzioni. Uomini. Circa cinquemila uomini come una città, abitata dalla fame e sfamata dalla sazietà di condivisione e di cura fateli sedere, che risolve il bisogno con la verticalità del dono, rispetto all’orizzontalità del problema.
Il vangelo dall’odore di pesci. Per la memoria della durezza del lavoro e la dignità dello stesso. Pesci pescati nella fatica per riversare reti di sovrabbondanza. Ma tant’è…E il Maestro si dona e ci dice, benedetta la vostra vita perché sapete alzare lo sguardo ed accorgervi che le città degli uomini hanno bisogno di Dio. Dell’uomo amato. Sazietà di fraternità.
FONTE – Telegram – Chi è don Michele
Foto di Steve Haselden da Pixabay
