Don Michele Chiapuzzi – Commento al Vangelo del 11 Gennaio 2026

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E tu vieni da me?

Con stupore, sempre nuovo e sempre rinnovato, e con entusiasmo, sempre aperto alla novità di Dio, il Battista interroga l’uomo-Dio Gesù: e tu vieni da me?

Come non interrogarsi per questa “strana” prossimità che scatena l’amore per i peccatori. “Dio è un evento di amore” (Benedetto XVI). Dio viene tra i peccatori.

Le gerarchie lo cercano tra i fumi delle braci nel tempio. Lui scende nel punto più basso della terra e chiede di lasciar fare: nessun obbligo di rispetto, nessun noblesse oblige, nessun protocollo cerimoniale.

Il Battista vorrebbe preparare la strada al Messia e Dio sceglie il fosso del Giordano per dire: lascia fare per ora.

Come a dire: non preparate fatiche disumane, vengo io in mezzo agli esclusi, alle periferie e le abito così come sono. Il Precursore dell’evento scandaloso della storia della bellezza, Dio il Santo, si mette in mezzo all’umanità non-santa per condividere la vita di santità.

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Lui stesso non capisce. Imbarazzato chiede: e tu vieni da me? Come è possibile che l’Eterna perfezione venga tra le imperfezioni?

Questa la buona notizia, questa la bellezza della misericordia: Dio viene nel fango per renderlo creta di nuova umanità. Il fango del peccato è materia di grazia. Lui viene per questo. Convenienza di giustizia.

L’immergersi di Dio nel Giordano è simbolico della potenza dell’amare al di là di ogni convenienza, al di là di ogni sconveniente convenienza.

A cosa conviene la condanna se poi l’uomo, nato per la vita, è ucciso dall’odio della vendetta? Giusta per l’umana giustizia, incomprensibile per la misericordia divina.

E tu vieni da me? Lascia fare per ora: la pazienza incarnata, il Messia, chiede di vivere il tempo nella consapevolezza che il mistero della giustizia divina avviene per grazia e non per decreto.

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E tu vieni da me? Necessario sgomberare i cuori dalle incrostazioni dei padri per divenire figli.

E la voce dal cielo, la voce del Padre, proclama il compiacimento. Figlio, ti amo per come (Gv 15,12) ami l’umanità. Quella ai margini, quella “sbagliata”, quella ferita, quella peccatrice, quella traditrice.

Il battesimo è allora davvero l’immersione nell’umano: naufragandoci dentro lo conoscerai, infangandoti con esso lo comprenderai. Essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.

Non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui (Eb 4,12-13).

Nel fango del Giordano, Dio riplasma la sua immagine. “L’umanità è rinnovata e è in lui salvata” (canto Emmanuel): l’amore si infanga e l’umanità si colma di Spirito.

La gioia abita la terra dei testimoni dell’amore.

FONTETelegramChi è don Michele
Foto di Steve Haselden da Pixabay

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