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don Manuel Belli – Commento al Vangelo del 6 Novembre 2024

Lettura del Vangelo e commento del testo che la liturgia propone per mercoledì 6 novembre 2024.

A tutti, un buon mercoledì!

Vedete la location piuttosto insolita: mi trovo a Parigi. Sono venuto qua per diverse faccende, ma per me è martedì sera, tarda nottata. Domani a mezzogiorno sono già di ritorno verso l’Italia per delle cose che devo fare domani mattina.

Mi scuso anche se in questi giorni non avete visto il video. Ho avuto il concorso: oggi ho avuto l’orale del concorso per l’insegnamento. È andato bene; se scappa un’Ave Maria perché tutto il processo finisca abbastanza bene, vi ringrazio molto.

Ecco, direi che fatte queste premesse, possiamo metterci in ascolto del Vangelo che la liturgia oggi ci regala.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù, ed egli si voltò e disse loro: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me non può essere mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo dicendo: ‘Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.’

Oppure, quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con 10.000 uomini chi gli viene incontro con 20.000? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.

Così, chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.”

Attenzione, c’è una cosa da dire su questo testo. In questa versione di Luca che abbiamo ascoltato, nella traduzione italiana leggiamo: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.”

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In realtà, se noi andiamo a leggere in greco, si usa un’espressione molto forte, se volete quasi scandalosa, perché non si dice “se non mi ama più di”, ma in greco troviamo proprio scritto: “Se uno viene a me e non odia il padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.”

Il traduttore ha pensato che, essendo comunque la Bibbia, non la leggono tutti i biblisti. Insomma, la si legge anche qualcuno che forse è la prima volta che la legge. La parola “odiare” è troppo forte, la associamo a qualcosa di veramente negativo, no? E ci sta la traduzione fatta con “se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre”. Certo, è questo il significato, però non è male che in greco abbiamo proprio la parola “odiare”.

Attenzione, perché vi dico che non è male? Perché è molto interessante l’etimologia greca della parola “odiare”. In greco si usa la parola “miseo”, se non mi ricordo male, che indica l’“odiare”. Se ho sbagliato a pronunciarla, mi perdonerete, non ho qui i libri per andare a verificare. Comunque, la cosa che vi dico adesso è abbastanza certa, l’ho appena verificata sull’Enciclopedia Treccani dell’etimologia. La cosa molto interessante è che questa parola greca indica l’entrare in urto, cioè etimologicamente la parola greca che esprime l’odio significa “entrare in urto” con qualcuno.

Beh, allora si fa molto interessante questa frase. Gesù non sta parlando di un odio che è un respingimento, un cacciare via, ma tu non puoi pretendere di vivere il Vangelo se non entri in urto. Non puoi pretendere che il Vangelo diventi storia nella tua vita senza un urto con la realtà, senza un urto con le azioni più importanti della tua vita e senza un urto che può essere anche doloroso, che può essere anche di respingimento: “Io non la penso come te, io mi devo differenziare da te.”

È molto interessante allora questa versione. Gesù non sta evidentemente predicando l’odio, ma sta parlando di questa parola che, nella lingua con cui è stato scritto il Vangelo, suona nell’orecchio di chi l’ascolta come un “urto”. Tu non puoi pretendere il Vangelo senza entrare in urto. Non abbiamo a volte, forse, una pratica del Vangelo un po’ troppo rappacificata, un po’ troppo zuccherina? No, non si può vivere il Vangelo senza l’urto. L’urto, anche con le persone che ti sono più care, a volte è anche l’esperienza più difficile, no?

Quando inizi a far sul serio col Vangelo, te lo devi aspettare che le persone che ti sono più vicine entrano in urto con te, perché non ci va che uno faccia sul serio con il Vangelo. Se non c’è un pezzo di urto nella nostra vita, nelle relazioni, nella realtà, beh, forse il Vangelo nella nostra vita è talmente poco significante che non entra mai in urto con nulla.

Attenzione, non si tratta di entrare in urto gratuitamente. Non c’è persona più odiosa di chi si improvvisa profeta e che per forza deve avercela col mondo. Però, fa parte dell’esperienza del Vangelo entrare in urto, percepire lo scarto che il Vangelo crea nella nostra vita e nella vita delle persone che incontriamo.

Quindi, davvero, non è un invito a odiare, ma è un invito a fare sul serio. Fare sul serio vuol dire che il Vangelo ci pone in questo urto con la realtà. Ma attenzione: è un urto generativo. Non entro in urto con la realtà per distruggere, ma per dire una parola di verità, per essere testimone di qualcosa di vero.

Grazie per aver seguito questo momento di ascolto del Vangelo. Auguro a tutti di cuore un buon mercoledì.

Link al video

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