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don Manuel Belli – Commento al Vangelo del 14 Gennaio 2025

Lettura del Vangelo e commento del testo che la liturgia propone per il 14 gennaio 2025.

A tutti un buon martedì. Ci mettiamo in ascolto del Vangelo che anche oggi ci viene regalato dalla liturgia. Dal Vangelo secondo Marco, in quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga a Cafarnao, insegnava ed erano stupiti del suo insegnamento. Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga, vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci, esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità! Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono». La sua fama si diffuse subito dovunque in tutta la regione della Galilea.

Mi soffermo un attimo su questo spirito impuro. Non si danno troppe determinazioni di chi sia. Non si danno troppe descrizioni, non si entra troppo nel dettaglio. Si dice solo che quest’uomo era posseduto da uno spirito impuro e comincia a gridare. Questo spirito impuro sembra davvero la sintesi di tutto il male che c’è nell’uomo. Sembra quasi che Marco ci stia dicendo: «Guarda che quando in te c’è il male, quando in te agisce il maligno, fa questa roba qua».

Qual è la frase di questo spirito impuro che sembra riassumere tutto il male che può stare nel cuore dell’uomo? «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio». Tra l’altro, se andassimo a leggere il testo originale in greco, c’è scritto letteralmente: «Cosa c’è tra me e te, Gesù Nazareno?». Proviamo a leggere al contrario questa frase. Diventa molto più interessante, o meglio, diventa più comprensibile: «Io so chi tu sei: il Santo di Dio. Sei venuto a rovinarci. Cosa c’è tra me e te, Gesù Nazareno?».

Vedete che si nota meglio la contraddizione? «Io so chi tu sei: tu sei il Santo di Dio. Eh, ma so che che tu vieni a rovinarmi e tra me e te non c’è niente in comune». Questo è il principio di tutto il male, il male. Noi lo chiamiamo diavolo perché “diàbolo” in greco significa dividere. «Io so chi tu sei. Io lo so che sei il Santo di Dio, sì, ma so anche che tu sei venuto a rovinarmi». Tutte le volte che nella nostra vita accade il peccato, sta accadendo questa dinamica. «Io lo so che tu sei il Santo di Dio e lo so bene, ma sotto sotto io penso che tu sia venuto a rovinarmi». Questa è la matrice del peccato nella nostra vita.

Ogni volta che il peccato si impossessa di noi, dal più grande al più piccolo, stiamo ponendo una divisione nel nostro cuore, un atto diabolico: cioè, «io so chi è Dio, ma mica mi fido di lui. Io so che lui è Santo, però non sono così sicuro che le cose vadano bene». Io da una parte so che lui è grande e buono, ma c’è un pezzo del mio cuore che lo rifiuta e che è convinto che se io lascio entrare Dio completamente nella mia vita, le cose non vanno a finire tanto tanto bene. Questa è la matrice del male e questa, se volete, è la divisione profonda che abita il cuore di ciascuno di noi. Tutti abbiamo bisogno di essere salvati perché, da un lato sappiamo chi è Dio, ma dall’altro lato quanto è difficile dargli spazio. Viene in mente l’episodio altissimo della Genesi del sacrificio di Abramo, quando Dio dice ad Abramo: «Abramo, portami il tuo figlio. L’unico figlio che ami». Sembra un atto atroce, no, di Dio? Sembra una richiesta incredibile, ma in realtà Dio sembra dire ad Abramo: «Abramo, tu sai che io sono buono fino a che punto?

Tu penserai che te lo tolgo questo figlio, quindi Dio è buono fino a un certo punto, oppure hai fiducia in me che se ascolterà la mia parola vedrà che non te lo tolgo il figlio, perché io davvero sono misericordioso». Guardate che è questa la prova di Abramo. Abramo non viene provato per sapere se arriverà fino a sacrificare il figlio. Nella Lettera agli Ebrei si dice che Abramo ebbe fede che Dio non gli avrebbe mai tolto il figlio, ma lo avrebbe riavuto. La prova di Abramo è: fino a che punto pensi che io sia buono? Pensi che sono santo e buono, ma fino a un certo punto e poi inizi a sospettare di me, oppure sei convinto fino alla fine che io sono buono e misericordioso?

È la prova di Gesù nel Getsemani. Gesù sa che Dio è Padre e continua a confessare la sua paternità anche quando l’evidenza, per il momento, sembra smentirla, anche se poi verrà la resurrezione che darà ragione alla fede di Gesù. Gesù nel Getsemani è l’antiparassitario da fare in modo che questa confessione trafigga tutto il nostro cuore e finché nel nostro cuore c’è un pezzettino di peccato, alla fine c’è questa divisione: «Lo so, Dio, che tu sei santo e sei buono, ma fino a un certo punto». Ecco, chiediamo questo dono a Dio: la guarigione del nostro cuore, perché tutto il nostro cuore possa essere una confessione della sua misericordia.

E perché anche noi possiamo diventare l’anti-spirito impuro, cioè: «Signore, io so che tu sei il Santo di Dio e non ho paura di te. Prendi la mia vita, te la consegno, perché so che da te non potrà venire nulla di male». Lo chiediamo davvero, nella preghiera al Signore: «Ispira nella tua paterna bontà, o Signore, i pensieri e i propositi del tuo popolo in preghiera, perché veda ciò che deve fare e abbia la forza di compiere ciò che ha veduto. Te lo chiediamo, Signore, per Cristo che è nostro Signore. E davvero il Signore ci benedica, ci accompagni e riempia il nostro cuore della sua misericordia».

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