Lettura del Vangelo e commento del testo che la liturgia propone per giovedì 10 ottobre 2024.
Trascrizione automatica (non rivista) generata da Youtube e “corretta” tramite IA.
Buon giovedì a tutti, ci mettiamo in ascolto del Vangelo che la liturgia ci regala oggi. Mi trovo ancora in questa cappella del seminario, che è la cappella dove pregano i ragazzi del seminario minore, e ho ripreso a fare il corso in seminario. Già in Quaresima l’anno scorso tanti video li registravo qui, e torno a farne qui. Ci mettiamo in ascolto del Vangelo.
Dal Vangelo secondo Luca.
In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non mi importunare. La porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede, riceve; chi cerca, trova; e a chi bussa, sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro dal cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono».
Una parabola molto conosciuta. Vorrei però iniziare a leggerla provando a inquadrarla un po’ in alcune caratteristiche del tempo di Gesù, che, se ci sfuggono, forse facciamo un po’ fatica a comprenderla totalmente.
Questa parabola, al tempo di Gesù, come erano fatte più o meno le case? Normalmente erano fatte da due stanze: una stanza interna, molto spesso fatta in muratura o in una grotta, e una stanza esterna, molto spesso fatta in legno o frasche. Ed è nella stanza esterna che la famiglia dorme, ma tutti assieme. Quando viene il momento del riposo, si mettevano tutto quello che serviva per riposare in questa parte esterna, e tutti dormivano lì.
Ora capite che, se viene uno a bussare e dice “Dai, dammi del pane”, non ci sono mura spesse. Quindi magari riesco a sussurrare nell’orecchio all’amico con un piccolo muro di legno o di frasche: “Guarda, mi servirebbe del pane”, ma questo ti dice: “Se io mi alzo, devo far svegliare tutta la famiglia, perché devo entrare nella parte più interna, far spostare tutti, darti il pane e poi uscire.
Non mi importunare, non posso svegliare tutta la famiglia. Chi li rimette poi a dormire i bambini? Chi fa riposare ancora i più piccoli? Non si può fare.” Quindi questa è un po’ l’idea, no? Perché a noi verrebbe da dire: “Vabbè, sei lì in piedi, daglielo ‘sto pane, no?” Voi dovete immaginare uno che dall’esterno sussurra all’interno questa cosa, con mura che erano fatte di legno, e quello all’interno dice: “Guarda che se mi alzo devo svegliare tutti per venire a darti il pane, non si può fare questa cosa.”
Questo quindi è un po’ il quadro di questa parabola. Ma che cos’è che ci sta chiedendo? Su che cosa ci sta chiedendo di riflettere Gesù raccontandoci questa parabola? Dentro ce n’è uno che sembra non rispondere, dentro ce n’è uno che sembra non volerti dare quello che tu chiedi. Qual è il motivo, però, per cui a un certo punto questa persona si alza e gli dà il pane? Si usa una parola che è molto interessante: si dice: “Io vi dico che, anche se non si alzerà a darglielo perché è amico, lo farà per la sua invadenza.” È interessante, no? Si fa quasi un elogio dell’invadenza.
Quest’uomo che viene a chiedere in modo inopportuno del pane è un ben. È bene, la sua invadenza la dovremmo imitare. Proviamo a traslare questa cosa nel nostro rapporto con Dio. Siamo noi questi mendicanti che vanno a chiedere qualcosa al Signore, e a volte noi la facciamo questa esperienza, no? “Ma mi stai ascoltando? Com’è che ti chiedo una cosa e sembra non avvenire? Com’è che a volte mi sento non ascoltato?”
Ebbene, Gesù, che è il Figlio di Dio, ci dice: “Siate invadenti. Dio è assolutamente contento della vostra invadenza.” Gesù, che è il Figlio di Dio, fa un elogio delle persone che con Dio vogliono essere invadenti. Dio è contento della nostra invadenza. Dio non è uno che ci caccia via, Dio non è uno che non vuole ascoltarci, Dio è contento della nostra invadenza, è contento quando andiamo da lui a portargli i nostri bisogni, le nostre necessità. Dio è un Padre contento di un figlio invadente.
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E a volte siamo un po’ invadenti, no? Penso che mia mamma stia ascoltando questo video, perché lo ascolta tutti i giorni. Ogni tanto, quando sono un pochino arrabbiato, mi viene da chiamare mia mamma.
So che non risolve niente, e lei mi ascolta mentre dico il mio motivo di rabbia. Una volta, mia mamma me l’ha detto: “A me fa piacere quando tu mi dici le cose. Magari non capisco neanche il problema perché non sono dentro alle tue questioni, però che tu me lo dica mi fa piacere. Mi piace ascoltare un problema che hai e che tu lo dica a me.” Ecco, Dio è così. È contento che noi andiamo a raccontargli le nostre cose.
Ma ve lo dico io, che sono Manuel Belli: è la parabola che lo dice! Siate invadenti con Dio! Certo, però immagino che, mentre state ascoltando questo commento, diciate: “Eh, grazie! Dio è contento che io sia invadente, ma poi mi ascolta? Dio è contento che io sia invadente, ma poi fa questa cosa che gli ho chiesto?” E qui ci scontriamo con uno dei grandi misteri della nostra fede cristiana.
A volte ci sembra di non essere ascoltati da Dio. Pensate quante volte quest’anno abbiamo digiunato per chiedere la pace, tutti come Chiesa, no? In Medio Oriente sembra non arrivare questa pace, e allora uno potrebbe anche arrabbiarsi con Dio e dire: “Ma come? Tu mi raccomandi di essere invadente, sei contento che io venga a dirti le mie cose, e sembra che poi tu non agisca mai, no? Tu non voglia mai agire, almeno in alcune circostanze.”
Anche qui viene da fare due considerazioni. La prima considerazione è: ma quanto ci credi in quello che stai chiedendo? A volte il tempo in cui ci sembra di non essere ascoltati, o di non essere esauditi subito, ci può fare bene, perché ci fa chiedere: ma tu stai davvero cercando quella cosa che chiedi, o è solo uno spunto superficiale? Pensate a quanti giocattoli rotti hanno i bambini piccoli, di cose che volevano tanto, la ottengono e il giorno dopo non ci giocano più.
Sembra dirci Dio: “Ma aspetta, le richieste che mi fai sono una specie di giocattolo rotto dei bambini? Me la chiedi, e se te la do bene, altrimenti amici come prima? Non è una richiesta impegnativa quella che mi fai?” Oppure tu chiedi a Dio quelli che sono davvero i tuoi desideri? Il tempo dell’intercessione, il tempo della preghiera, è un tempo che ci aiuta a purificare i nostri desideri. Ma è un vero desiderio quello? È una cosa vera che ti sta a cuore? Sei invadente per un motivo serio, o forse non è così serio il motivo per cui ti senti di essere invadente con Dio? Questo è un primo dono che ci fa il tempo dell’attesa.
Poi c’è anche una seconda questione. Effettivamente, a volte sembra che Dio non ci ascolti, non ci esaudisca, e lì potresti essere tentato di abbandonare: “Basta, Dio non mi ha ascoltato.” È interessante la parte finale del Vangelo: “Ma tu chi pensi sia Dio? Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro dal cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono?” Dio non è cattivo, non è uno che se tu gli chiedi una cosa buona ti darà una cosa che ti può fare male. Dio è davvero come quel papà che, se tu gli chiedi una cosa buona, non ti darà mai qualcosa che ti può fare male.
Per cui, se non ti ha dato quella cosa che tu hai chiesto, fidati! Forse non era la cosa migliore per te.
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