Un pranzo di nozze a cui tutti sono invitati
C’è una festa preparata per noi, una tavola, del buon cibo, dell’ottimo vino, è tutto pronto per la festa, siamo attesi: qualcuno, impaziente, ci sta aspettando per dare inizio ai festeggiamenti.
Manchiamo solo noi che abbiamo ricevuto l’invito: forse, quando lo abbiamo avuto tra le mani lo abbiamo guardato con diffidenza, forse con aria seccata, forse ci siamo sentiti obbligati, come fosse un ordine. O forse non riusciamo a immaginare che non c’è alcun conto da pagare, ma si tratta solo di condividere una gioia, a tavola, con allegria. È un racconto di amore questo.
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Non lo sappiamo, non lo abbiamo capito e allora accampiamo scuse: non ho tempo, devo lavorare, ho altro da fare; niente di male, solo scuse per rimandare, per defilarci, per scegliere quel che ci sembra più importante.
La festa però non viene annullata per mancanza di partecipanti, anzi: la sala si riempie di tutti quelli che erano stati esclusi, di quelli trovati per strada, di quelli che sembravano fuori posto. Degli imperfetti, “cattivi e buoni”, degli impreparati: la tavola è già pronta, questa volta è per loro.
Non resta che accomodarsi e mangiare e bere a volontà, e cantare e danzare, perché è una storia d’amore che si festeggia. […] Continua a leggere su Avvenire.
