Tra le acque del Giordano scopriamo il Dio con noi
Oggi è giorno di fiumi e di cieli, di colombe e di voci, di acqua e sorprese. In quel fiume c’è un’umanità dolente, dubbiosa, consapevole di aver bisogno di un perdono; in quel fiume ci siamo tutti noi, con i nostri errori e le nostre delusioni.
Aspettiamo di essere lavati, aspettiamo di essere accolti e di non sentirci più così tanto sbagliati. Forse qualcuno piange, forse qualcuno è scettico, chissà.
Ma Lui è con noi, perché è un Dio che si mescola, senza distinzioni, senza misura e l’acqua lo accoglie come accoglie tutti noi: non ha paura di sporcarsi, Lui. L’acqua del Giordano infatti non è limpida: è un’acqua che conosce la storia degli uomini, che raccoglie lacrime, polvere, sudore, sangue, che assorbe tutte le scorie del vivere.
Ma Lui non resta sulla riva a guardare con aria di sufficienza l’intorbidirsi dell’acqua, scende giù come a dirci che ormai nessuna profondità sarà più maledetta e nessun fondo sarà mai più profondo del Suo amore. A questo punto accade l’imprevedibile: quel cielo, gonfio come un grembo teso, all’improvviso si apre, si squarcia, forse scoppia per il troppo amore e una voce, voce di Padre compiaciuto, proclama tutto il suo amore: in quel «Tu sei amato» c’è anche il nostro nome, la nostra storia e il nostro desiderio più vero, quello di essere amati…[…] Continua a leggere su Avvenire.
