La Salvezza è tutta «questione di cuore»
Non li sopporta, gli stanno quasi antipatici, solo verso di loro ha usato parole dure, ha inveito, ha scagliato aspri rimproveri: quegli ipocriti incoerenti, convinti sempre di stare nel giusto, di possedere la verità, che hanno scisso la vita dalla fede come potessero essere cose separate e distinte, no, Gesù non li sopporta proprio.
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Il termine «ipocrita» non aveva a quel tempo il significato che poi ha preso in seguito, ma indicava l’attore di teatro: quindi, quando Gesù chiama «ipocriti» gli scribi e i farisei, è come se li chiamasse «teatranti», come se dicesse loro:
«State facendo solo una bella recita, convinti di essere su un palco dove tutti vi guardano, ma in realtà dentro siete vuoti».
Contro chi si rifugia nelle aride regole e prescrizioni, contro chi vede il male come un nemico esterno da combattere esclusivamente con la vuota osservanza delle leggi, contro chi pensa che basta recitare un copione da «brava persona» per potersi salvare, Gesù stravolge l’ottica: è solo questione di cuore, è tutta una questione di cuore. E questa volta pone un confine netto tra il dentro e il fuori, segna il limite con un tratto deciso, in modo che non si possa sbagliare, che non si rischi di confondere quel che deve essere tenuto d’occhio.
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