Anche noi, tra salite e discese, siamo luce
Ombra e luce, salite e discese: di questo parla oggi il Vangelo, quasi a farci capire che l’una non può esistere senza l’altra, che le fatiche e le estasi si tengono per mano, si accompagnano, si compenetrano. Come il trapassare del giorno alla notte e della notte al giorno.
Non parla oggi Gesù, non fa discorsi stupefacenti o edificanti: prende quei tre amici fragili, impulsivi e veri e se li porta dietro sul monte, non perché siano i migliori, i più bravi, ma forse solo perché erano a lui più cari. Succede così fra amici.
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E loro sul monte ci arrivano proprio così come sono, incapaci di capire fino in fondo, fragili e limitati: come noi. La luce non è un premio esclusivo per quelli che non sbagliano mai, ma è per tutti, per chi sa restare e accettare di salire, per chi sa staccarsi dalla banalità e respirare aria un po’ più pulita.
E me li immagino, quei tre, stropicciarsi gli occhi, guardare a bocca aperta quel che sta succedendo, spalancare lo sguardo per cercare di capire: “un volto come il sole, vestiti candidi come luce”. Il velo è caduto: brilla finalmente un Gesù tutto intero, compiuto, attraversato interamente dalla luce che lo abita.
È come se fosse caduta una coperta, come se si fosse all’improvviso rivelata una verità. Troppo bello per essere vero, c’è quasi da strizzare gli occhi e calmare il battito del cuore e convincersi che non si tratta di un sogno. […] Continua a leggere su Avvenire.
