don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo di oggi, 25 Luglio 2022

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“Si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno»”.

Anche se nel proseguo del racconto il gesto di questa donna prenderà tutta l’indignazione degli altri discepoli e poi di schiere di commentatori che nei secoli hanno parlato di questo brano, io voglio dire subito che a me suscita una immediata simpatia. Questa donna ragiona da madre. Se ha sbagliato lo ha fatto per eccesso di amore.

Non poteva però immaginarsi né lei né i suoi figli che cosa mai potesse significare domandare qualcosa del genere. Infatti tutte quelle volte che chiediamo al Signore di condividere qualcosa ci dimentichiamo che la strada è quella della croce non quella della gloria. È la strada del fallimento non del successo.

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È la strada della discesa non della scalata sociale. «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

Ecco allora come dovrà essere il carrierismo tra i cristiani e nella chiesa soprattutto: una immensa corsa all’ultimo posto. Ovviamente solo dire una cosa del genere suscita immediatamente il nostro sorriso perché ci accorgiamo che non è assolutamente così.

Ecco allora che per questa triste realtà noi sorridiamo, e per il gesto di questa mamma ci indigniamo. Non vorrei che dietro l’indignazione dei discepoli e forse anche la nostra si nascondesse la paura che questa donna ha avuto un’idea geniale. L’ultimo posto è quello di concepire ogni cosa nella nostra vita come servizio e non come potere.

È pensare a cosa poter fare per l’altro e non come usare l’altro. Chi vuol essere il primo ceda il suo primo posto, e sarà davvero primo.

Fonte: Fede 2.0 Testo condiviso sotto licenza Creative Commons