Il Vangelo di oggi ci riporta la cronaca di un miracolo che accade alla fine di un’intensa giornata che Gesù passa a catechizzare la gente. Ma la cosa che colpisce è che inizialmente sembra che siano i discepoli ad essere concreti, a differenza del loro Maestro Gesù che non pare tener conto delle esigenze della gente che lo ha ascoltato tutto il giorno:
“Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare»”.
L’idea che la fede sia una questione astratta mentre la vita è fatta di cose concrete è un pregiudizio che molta gente nutre dentro di sé. Attraverso la moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù sembra voler smentire un simile pregiudizio che attraversa innanzitutto i ragionamenti dei suoi discepoli ma che riguarda un po’ tutti.
La fede infatti non è occuparsi di cose al margine della vita, ma è occuparsi di ciò che dà senso a tutta la vita compresa la fame o il gusto stesso di mangiare o di bere. Infatti quando una persona perde il senso della propria esistenza a cosa serve avere da mangiare o vivere ripiegati solo sulle cose materiali?
La semplice materia non appaga il cuore dell’uomo. Noi siamo essere spirituali, cioè dotati di una dimensione più profonda che quando non prendiamo sul serio ci trasforma in sbandati che non sanno più dove andare.
Il problema del mondo contemporaneo è tutto qui: intratteniamo la gente con i nostri discorsi ma quando ha bisogno concretamente di qualcosa la lasciamo andare a cercarsi da sola la soluzione. Molta gente abbandona la Chiesa perché gli viene annunciato un Vangelo che non tocca più la concretezza della loro vita.
Sono a noi rivolte le parole di Gesù della pagina del Vangelo di oggi:
«Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare».
La fede o è concreta o non è.
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
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Autore: don Luigi Maria Epicoco
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