AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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โGesรน disse ancora questa parabola per alcuni che avevano lโintima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altriโ.
Lโintroduzione che il Vangelo mette alla parabola raccontata da Gesรน ci aiuta a smascherare una pericolosa deriva della vita di fede: il sentirsi migliori degli altri. La storia che Gesรน racconta รจ semplice: due uomini, uno con le carte a posto in quanto a seguire le regole, e lโaltro con la fedina penale macchiata, salgono insieme al tempio a pregare.
Il primo si pone nei confronti di Dio come qualcuno che vanta diritti. Si sente forte perchรฉ ha la fedina penale pulita, e per questo fa lโelenco dei suoi meriti. In mezzo perรฒ a questi lodevoli sforzi ci inserisce un segno significativo di differenza che svela una malattia interiore forse a lui invisibile: โti ringrazio perchรฉ non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adรนlteri, e neppure come questo pubblicanoโ. Sentirsi migliori รจ il chiaro segno che ci racconta il fallimento della nostra vita spirituale.
Chi ha unโautentica vita spirituale non si sente mai superiore agli altri, ma sente crescere dentro di lui una grande compassione che lo fa sentire in comunione profonda con tutto e tutti, anche con ciรฒ che รจ lontanissimo da lui. Ecco perchรฉ il pubblicano che chiede solo perdono senza mettersi a paragone con nessuno torna a casa giustificato.
โIo vi dico: questi, a differenza dellโaltro, tornรฒ a casa sua giustificato, perchรฉ chiunque si esalta sarร umiliato, chi invece si umilia sarร esaltatoโ.
Lโesperienza di fede infatti ci da dร una parte un grande realismo su chi siamo noi, sulla nostra miseria, sui nostri limiti, sulle nostre fragilitร , ma allo stesso tempo ci fa sentire profondamente amati cosรฌ come siamo e proprio per questo innesca in noi una possibilitร di cambiamento. Sentirsi migliori degli altri blocca la vita spirituale. Sentirsi solo un nulla blocca la nostra vita spirituale. Sentirsi amati nel nostro reale nulla significa trovarsi davvero nel cuore della vita spirituale.
NUOVO COMMENTO DA FACEBOOK
Ci sono due modi di credere: il primo modo รจ quello di chi confonde la fede per una gara con se stessi o con gli altri, sempre alla ricerca di dimostrare di essere migliori, diversi, puri, giusti. Dietro lo zelo di certo modo di credere si nasconde una immensa superbia spirituale. Il secondo modo di credere invece รจ accorgersi con realismo della propria miseria e consegnarla fiduciosamente a Chi รจ capace di amarci proprio nella nostra miseria.
La parabola raccontata da Gesรน nel Vangelo di oggi mette in scena proprio queste due modalitร : โIl fariseo, stando in piedi, pregava cosรฌ tra sรฉ: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adรนlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietร di me peccatoreโ.
Gesรน loda lโumiltร di questโultimo uomo e ci ricorda che solo a patto di conservare lโumiltร potremmo anche fare una esperienza di salvezza. Diversamente anche la fede รจ solo una delle tante cose del mondo che mettiamo in scena per mettere al centro il nostro io, e non sicuramente per accorgerci di Dio e del prossimo. Infatti lรฌ dove domina lโio non cโรจ mai spazio per il volto dellโaltro, ne per Colui che per essere riconosciuto ha bisogno che distogliamo finalmente lo sguardo dal nostro ombelico.



