don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 18 Gennaio 2023

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La scena raccontata nel Vangelo di oggi è davvero significativa. Gesù entra nella sinagoga. Ormai è palese lo scontro polemico con gli scribi e i farisei. Questa volta però la diatriba non riguarda discorsi teologici o interpretazioni, ma la sofferenza concreta di una persona:

“C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: «Mettiti nel mezzo!»”.

Solo Gesù sembra prendere sul serio la sofferenza di quest’uomo. Gli altri sono tutti preoccupati solo di avere ragione. Un po’ come capita anche a noi che per la foga di voler avere ragione perdiamo di vista ciò che conta. Gesù stabilisce che il punto di partenza deve sempre essere la concretezza del volto dell’altro. C’è qualcosa di più grande di ogni Legge ed è l’uomo.

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Se si dimentica questo si rischia di diventare fondamentalisti religiosi. Il fondamentalismo non è nocivo solo se riguarda le altre religioni, ma è pericoloso anche quando riguarda la nostra. E si diventa fondamentalisti quando si perdono di vista le vite concrete delle persone, la loro concreta sofferenza, il loro concreto esserci in una storia precisa e in una condizione specifica. Gesù mette al centro le persone, e nel Vangelo di oggi non si limita solo a farlo ma a interrogare gli altri a partire da questo gesto:

“Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: «Stendi la mano!». La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire”.

Sarebbe bello pensare dove siamo collocati noi in questo racconto. Ragioniamo come Gesù o come gli scribi e i farisei? E soprattutto ci accorgiamo che Gesù fa tutto questo perché l’uomo con la mano inaridita non è uno sconosciuto, ma sono io, sei tu?

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Il luogo dove si svolge l’episodio del Vangelo di oggi è la Sinagoga. È un luogo sacro. È il corrispettivo delle nostre chiese e delle nostre comunità. In un luogo così Gesù trova un uomo che soffre: “C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo”. A nessuno interessa realmente la sofferenza di questa persona. La sua storia personale è solo un pretesto per accusare Gesù. Ma ecco che Gesù capovolge la prospettiva: “Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: «Mettiti nel mezzo!»”. Se il mondo emargina chi soffre, la fede cristiana deve imparare a mettere al centro della propria vita e delle proprie scelte esattamente la sofferenza concreta delle persone. Non possiamo rimanere indifferenti davanti alle storie concrete della gente che incontriamo. Dobbiamo domandarci cosa vorrebbe Gesù che facessimo a queste persone. […] Continua a leggere qui.