don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 14 Giugno 2025

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Vangelo di Matteo – Mt 5,33-37

Io vi dico: non giurate affatto.

In quel tempo, Gesรน disse ai suoi discepoli:
ยซAvete anche inteso che fu detto agli antichi: โ€œNon giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramentiโ€. Ma io vi dico: non giurate affatto, nรฉ per il cielo, perchรฉ รจ il trono di Dio, nรฉ per la terra, perchรฉ รจ lo sgabello dei suoi piedi, nรฉ per Gerusalemme, perchรฉ รจ la cittร  del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perchรฉ non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: โ€œSรฌ, sรฌโ€; โ€œNo, noโ€; il di piรน viene dal Malignoยป.

Parola del Signore.

Il Vangelo di Matteo di oggi ci invita a unโ€™igiene delle parole. Delle volte vivere la fede ci mette in un circuito di ragionamenti, di pratiche, di riti, di meccanismi retorici in cui si puรฒ anche perdere il controllo.

Dio, cosรฌ, รจ tirato in mezzo per faccende che non centrano molto con Lui, e le nostre considerazioni molto personali dโ€™un tratto diventano teologie dubbie che travestiamo di certezza e di devozione.

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Un credente non gioca con le parole. Il suo parlare deve essere molto chiaro e asciutto senza la preoccupazione di tenere contenti tutti: โ€œSia invece il vostro parlare sรฌ, sรฌ; no, no; il di piรน viene dal malignoโ€.

รˆ il di piรน che poi alla fine ferisce, crea problemi, giudica, sparla, mette in cattiva luce, mistifica, stravolge.

Aveva ragione la poetessa italiana Alda Merini quando scriveva: โ€œScegli con cura le parole da non direโ€.

รˆ lo sparlare, il parlare a sproposito, il voler a tutti costi dire la propria su tutto, il pontificare in ogni occasione, lโ€™ostentare sicurezze e certezze in ogni angolo complesso e problematico dellโ€™esistenza.

La fede ci invita a chiamare per nome le cose. A saper dire Sรฌ e No davanti alla veritร  o alla menzogna.

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Ci invita a misurare il potere tremendamente distruttivo che delle volte possono avere le nostre parole, specie poi quando queste parole vengono da chi dice di appartenere a Lui, di essere Suo, di credere nel Suo Vangelo.

Un cristiano dovrebbe parlare poco, e quando parla dovrebbe farlo sempre per dire il bene, per benedire appunto.

E se รจ costretto a dire il male lo deve fare facendo sempre molta attenzione a non farlo alla maniera del diavolo che confonde peccato e peccatore.

Cโ€™รจ una misericordia anche della lingua e la maggior parte del modo di esprimere la sua misericordia รจ racchiusa in una parola poco frequentata, la parola silenzio.

Invidio sempre chi sa mostrare unโ€™attitudine al silenzio. รˆ come una grande sinfonia dove le pause, i respiri, rendono le note piรน chiare, piรน belle, piรน orecchiabili.

Chi parla poco e bene rende piรน significativo ciรฒ che dice.

Fonte.


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