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don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 10 Settembre 2025

Vangelo del giorno di Lc 6,20-26

Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

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Parola del Signore.

“Beati voi poveri…, beati voi che avete fame…, beati voi che piangete. Guai a voi ricchi…, guai a voi sazi…, guai a voi che ora ridete”.

Il Vangelo di oggi ci rivela una verità che non dobbiamo mai dimenticare: si è beati per ciò che ci manca, e si è nei guai per ciò che si ha. Detto così è poco comprensibile, ma se lo portiamo esistenzialmente nella nostra vita ci accorgiamo della verità di questa affermazione.

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Infatti quando sperimentiamo una mancanza il nostro atteggiamento è completamente umile, spalancato verso l’esterno, ricettivo. Siamo come quegli uccellini che tengono il becco spalancato in attesa che la madre dia loro da mangiare.

La relazione è sempre apertura, e tutte le volte che sperimentiamo una mancanza essa ci spinge ad aprirci per accogliere ciò che non abbiamo. Mentre quando siamo sazi tutta la nostra attenzione è su noi stessi, sul nostro io.

Siamo come quei bambini che quando hanno ottenuto il giocattolo che desideravano si chiudono al mondo intorno a loro per concentrarsi solo sul loro gioco.

L’autoreferenzialità è un guaio che il mondo contemporaneo vende invece come un affare. Infatti viviamo in una cultura dove si demonizza la debolezza e si fomenta la forza.

Viviamo in un mondo che ci dice che è sbagliato aprirsi e si è liberi solo quando non si ha bisogno di nessuno.

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Il Vangelo ci propone una logica contraria: benedire ciò che ci manca, e stare attenti a ciò che pensiamo di avere.

Fonte