Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 22 Ottobre 2023

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Dopo gli insegnamenti in parabole delle scorse settimane, questa domenica la liturgia ci offre la disputa tra Gesù ed un’insolita alleanza, quella fra farisei ed erodiani, finalizzata a metterlo in difficoltà. Avevano poco in comune questi due gruppi: i farisei, interessati alle problematiche religiose e meno a quelle politiche, pagavano le tasse per non avere problemi da parte dei romani, gli erodiani, invece, lealisti, si tenevano stretta l’alleanza col potere oppressivo, convinti che per mantenere la loro influenza in loco avrebbero dovuto cooperare con l’Impero.

Si sa, quando c’è un “nemico” o un interesse comune, anche i nemici fanno fronte unico! Questi, riconoscendo che Gesù è veritiero e non coltiva tortuosi ragionamenti, gli chiedono se sia lecito o no pagare il tributo all’Imperatore. La domanda è attuale e capziosa: la pressione fiscale nei confronti della provincia di Palestina da parte dei Romani era pesante, ma se Gesù avesse risposto con un si, ossia di pagare il tributo, si sarebbe messo dalla parte dell’Impero invasore ed oppressore; se avesse detto di non pagare, avrebbe assunto la posizione del sobillatore e del ribelle.

Il Maestro, però, non si lascia ingannare e porta il discorso su un piano superiore. Risponde in una prospettiva teologica: siccome sulla moneta è impressa l’immagine dell’Imperatore, essa appartiene a lui e si deve pagare. Tuttavia, questo dovere civile, non scusa dal rendere a Dio ciò che gli spetta. E cosa spetta a Dio? Onore, gloria, adorazione! Tutto questo non si oppone ai doveri civici, ma ne è l’orizzonte ulteriore.

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L’assolvere i doveri di cittadini non esclude la necessità di onorare Dio e allo stesso modo, nessun potere civile potrebbe arrogarsi il diritto di invadere la sfera religiosa. Come vi è un’immagine dell’Imperatore impressa sul metallo delle monete, così vi è un’immagine di Dio e una sua somiglianza impressa sulla creatura umana, che è chiamata a rendere a Dio quel che è suo, ossia il suo rispetto, il suo onore e il riconoscimento della creatura di fronte al Creatore.

Quanto è attuale questo insegnamento di Gesù, in un tempo in cui si colgono queste due tendenze opposte: da una parte l’appiattimento secolaristico della nostra cultura occidentale, che vuole portarci a credere che una società senza Dio può essere completa in sé stessa, nella misura in cui perseguiamo una giustizia puramente commutativa; dall’altra la tendenza di forze che in nome di Dio vorrebbero controllare persino la sfera autonoma del potere umano.

In un equilibrio maturo tra ciò che è umano e ciò che è divino, la nostra società può vivere in quella sana cooperatio fra le due sfere, che genera progresso nel bene e permette all’uomo, come creatura, di realizzarsi in quanto tale, sempre elevando la sua mente e il suo cuore al Creatore.

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