Riflessi dellโAmore divino
La Solennitร del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo nacque nella diocesi di Liegi in Belgio nel 1247 come reazione allโeresia antieucaristica di Berengario di Tours, che riteneva la presenza di Cristo solo simbolica e fu poi estesa a tutta la Chiesa nel 1264 da papa Urbano IV, dopo il riconoscimento del miracolo eucaristico di Bolsena, quando nelle mani di un sacerdote assalito da dubbi di fede, la Santa Ostia sanguinรฒ lasciando tracce inequivocabili sui lini e sullโaltare. Infatti, รจ proprio il rafforzamento della fede nella presenza reale di Cristo il fine di questa celebrazione: siamo invitati oggi in modo particolare a rinnovare la nostra fede e devozione nellโEucaristia, attraverso una partecipazione attiva e consapevole alla Santa Messa e proseguendo anche con un momento di adorazione e processione per le vie della cittร , manifestando pubblicamente la nostra fede eucaristica.
La ricchissima liturgia della Parola di questโoggi ci presenta in apertura la figura misteriosa del sacerdote Melchisedek, re di giustizia, presentato per la prima volta dalla Genesi, come โsacerdote del Dio Altissimoโ. Egli รจ figura del Messia e ne anticipa alcuni aspetti: la regalitร , la giustizia, il legame con Gerusalemme, il sacerdozio e la relazione unica con Dio Altissimo. Egli compie alcune azioni specifiche: portare/offrire e benedire. Egli offre pane e vino come segno di amicizia, comunione e gioia allโesercito di Abramo, esausto dopo la guerra contro i 4 re e piรน profondamente, in virtรน della sua dignitร sacerdotale egli realizza unโofferta sacrificale. Melchisedek offre due elementi semplicissimi, frutti della natura e del lavoro dellโuomo. Il pane รจ segno del nutrimento per eccellenza, fonte di sostegno ed energia per lโuomo; il vino รจ bevanda per eccellenza, perchรฉ disseta, riscalda, distende, quindi โallieta il cuore dellโuomoโ (Sal 104). Il profumo del pane e del vino attraversa tutta la Scrittura, dal momento che si tratta di elementi fondamentali per la vita dellโuomo.
Il pane, da elemento di sofferenza per Adamo, costretto a produrlo con il sudore del suo volto (cfr. Gen 3,19), diventa oggetto di offerta gradita a Dio, fino a giungere allโidentificazione di Cristo stesso con il pane: โIo sono il pane vivoโ (Gv 6,51) e alla sua scelta di renderlo segno sacramentale del suo Corpo nellโEucaristia. Cosรฌ il vino, causa di peccato e di disordine quando abusato, diventa segno della festa, della condivisione e della gioia ritrovata dallโannuncio dellโora di Cristo nelle nozze di Cana (cfr. Gv 2,1-12), fino alla scelta di esso come segno sacramentale del suo Sangue nellโEucaristia. La tradizione della Chiesa ha letto insistentemente il pane e il vino offerti da Melchisedek come figure dellโEucaristia. La Chiesa orante, segue questa lettura tradizionale quando nel Canone Romano cosรฌ prega: โVolgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno, come hai voluto accettare i doni di Abele, il giusto, il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede, e lโoblazione pura e santa di Melchisedech, tuo sommo sacerdoteโ (Canone Romano). Guardando alle azioni del misterioso sacerdote, dunque, si colgono le due dimensioni tipiche dellโEucaristia: quella di essere offerta a Dio (sacrificio) e quella di essere segno di condivisione con gli altri (comunione). La giusta comprensione del mistero dellโEucaristia, dunque, รจ sempre offerta a Dio (vero sacrificio) e condivisione con i fratelli (banchetto).
Da tutto ciรฒ sorge una domanda esistenziale anche per noi: come sono i nostri sacrifici e le nostre offerte quotidiane? Siamo consapevoli che se prima non riceviamo qualcosa dallโAlto, non abbiamo nulla da offrire? ร evidente poi che se le nostre offerte, privazioni e penitenze, oltre ad essere orientate verso Dio, non guardano benevolmente anche ai nostri fratelli, esse rimangono inesorabilmente sterili e incomplete. Dโaltronde, Gesรน stesso diverse volte ha fatto eco allโespressione di Osea: โpoichรฉ voglio lโamore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio piรน degli olocaustiโ (Os 6,6). Questo atteggiamento di Gesรน si trova anche nella pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Quando i discepoli presentano al Maestro la necessitร di congedare la folla perchรฉ non cโรจ nulla per loro in quella zona desertica, egli li invita: โVoi stessi date loro da mangiareโ. ร necessario un coinvolgimento diretto e personale, per realizzare questa condivisione. Nessuno puรฒ sottrarsi a tale dinamica. Tornando alle azioni di Melchisedek, si puรฒ vedere che dopo lโofferta, Egli benedice Abramo e Dio. Ci sono due specifici movimenti: uno discendente, in cui il re-sacerdote bene-dice, ossia fa scendere da Dio, lโAltissimo, creatore del cielo e della terra, una parola buona e irrevocabile su Abramo, facendogli dono di vita, feconditร e salvezza; lโaltro, di carattere ascendente, in cui Melchisedek, bene-dice Dio per le opere compiute in Abramo. Questo accade in ogni preghiera della Chiesa e in particolare nella Santissima Eucaristia: Dio ci benedice e noi stessi, ricevendo la sua grazia, rispondiamo benedicendo Lui. Un particolare di grande interessante, poi emerge ancora dalla splendida figura di Melchisedek: egli รจ un uomo che non appartiene al popolo di Israele, ma รจ di origine cananea. Il riconoscimento di Dio come fonte del bene e destinatario della lode per le opere compiute nelle sue creature, non รจ dunque solo prerogativa del popolo di Israele, ma รจ e rimane una possibilitร aperta per tutta lโumanitร .
La figura di Melchisedek, dunque, diventa uno stimolo a liberarsi da ogni pregiudizio e discriminazione etnica, storica o sociale. La benedizione di Dio supera i confini del popolo di Israele, supera anche i confini visibili della Chiesa, perchรฉ vuole raggiungere ogni uomo, in ogni tempo e in ogni latitudine. Potremmo dire che il dono dellโEucaristia fattoci da Cristo supera ogni barriera, รจ una benedizione e un cibo illimitato, offerto con generositร a tutti coloro che vi aderiscono nella fede. Il suo dono รจ sovrabbondante. Come ci ha ricordato il Vangelo: โTutti mangiarono a sazietร e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici cesteโ (Lc 9, 17). In conclusione, lโepisodio dellโofferta di Melchisedek si conclude con unโazione di Abramo: โEd egli diede a lui la decima di tuttoโ (Gen 14,20). Il gesto di Abramo rappresenta ancora una volta la partecipazione attiva dellโuomo al culto divino, come giร si intravedeva nei segni del pane e del vino. LโEucaristia apre sempre alla comunione, alla condivisione e al dono. Il dono fattoci da Cristo con lโofferta della sua vita e ripresentato nel sacramento รจ la fonte di ogni altro dono. Chi accoglie il dono di Cristo, Eterno Sacerdote, non puรฒ a sua volta non coinvolgersi nel dono totale di sรฉ ai fratelli. Ciascuno, che vuole essere discepolo di Cristo, dovrebbe seriamente interrogarsi se nella propria esistenza concreta viva tale dimensione del dono.
La caritร , non come semplice atto del dare qualcosa, ma come atteggiamento del cuore e della vita del cristiano, non puรฒ mai essere soltanto frutto dellโimpegno umano, prescindendo dal suo essere risposta ad un amore che ci precede. LโEucaristia, dunque, per tale ragione รจ โSacramentum caritatisโ, sacramento dellโamore, della comunione e del dono. Dopo la partecipazione alla Santa Messa, allโAdorazione e ad ogni atto di culto eucaristico, possiamo dire che la nostra caritร รจ cresciuta e il nostro amore verso i fratelli รจ aumentato davvero? In conclusione piace richiamare una bellissima espressione di SantโAgostino, in cui contemplando il mistero dellโEucaristia, egli afferma in uno slancio orante: โMistero di amore! Simbolo di unitร ! Vincolo di caritร ! Chi vuol vivere, ha dove vivere, ha di che vivere. Sโavvicini, creda, entri a far parte del Corpo, e sarร vivificatoโย (Commento al Vangelo di Giovanni, 26,13).



