La pagina del Vangelo di questa domenica ci presenta una donna che non si lascia scoraggiare dal silenzio di Gesù, dalle difficoltà e nemmeno dalle sue parole apparentemente dure. È una donna che continua a chiedere, a cercare, a stare davanti al Signore.
La sua preghiera è insistente perché nasce da una fede profonda: sa di avere bisogno di Lui. La Cananea ci insegna anzitutto la perseveranza nella preghiera e a rimanere fiduciosi, sempre.
- Pubblicità -
Spesso ci scoraggiamo quando chiediamo qualcosa a Dio e ci sembra di non ricevere risposta. Preghiamo, attendiamo e poi ci chiediamo se Dio abbia davvero ascoltato.
Il Vangelo ci mostra invece che la preghiera autentica sa attraversare anche il silenzio. La fede continua a rivolgersi al Signore anche quando la risposta sembra tardare o non essere in linea con le nostre aspettative.
Quella donna avrebbe potuto andarsene. Avrebbe potuto sentirsi respinta e pensare che la sua richiesta fosse inutile. Invece rimane, insiste, non si dà per vinta.
Si avvicina ancora di più a Gesù e pronuncia una preghiera semplicissima: “Signore, aiutami!“. In queste poche parole c’è tutta la verità della sua condizione e, nello stesso tempo, tutta la fiducia che ripone nel Signore.
Accanto alla perseveranza emerge un’altra caratteristica essenziale della sua fede: l’umiltà. La Cananea riconosce di essere davanti a qualcuno più grande di lei.
Non pretende, non avanza diritti, non cerca di convincere Gesù con argomenti umani, ma semplicemente si affida. Accetta persino di occupare l’ultimo posto, quello di chi attende anche soltanto le briciole che cadono dalla tavola.
È proprio questa umiltà a rivelare la grandezza della sua fede. Gesù, infatti, alla fine le dice: “Donna, grande è la tua fede!“.
La sua grandezza nasce dalla consapevolezza della propria povertà e dalla certezza che persino una sola briciola della grazia di Dio è sufficiente per cambiare una vita.
- Pubblicità -
Perseveranza e umiltà sono così due segni di una fede autentica. Perseverare significa continuare a cercare il Signore anche quando il cammino diventa faticoso, in salita; essere umili significa riconoscere che abbiamo bisogno di Lui e che senza di Lui non siamo nulla.
La fede ci libera dall’illusione dell’autosufficienza e ci insegna a lasciarci raggiungere dalla grazia.
Anche noi, davanti alle nostre ferite, alle situazioni che ci preoccupano e alle persone che portiamo nel cuore, siamo chiamati a fare nostra la preghiera della Cananea: “Signore, aiutami!“.
È una preghiera breve, povera, essenziale e proprio per questo profondamente vera.
Forse talvolta Dio sembra tacere. Forse alcune situazioni sembrano non cambiare. Eppure il Vangelo ci invita a rimanere davanti al Signore, con perseveranza e umiltà.
La preghiera che nasce da un cuore fiducioso sa attendere i tempi di Dio e continua a credere nella sua misericordia.
La Cananea ci ricorda, infine, che davanti a Dio possiamo presentarci con tutta la nostra povertà. Egli conosce ciò di cui abbiamo bisogno e desidera incontrarci proprio là dove siamo più fragili.
La sua grazia può raggiungerci anche attraverso:
- una piccola “briciola” di speranza,
- una parola,
- un incontro,
- una consolazione,
- una porta che si apre quando pensavamo tutto fosse ormai perduto.
Chiediamo allora al Signore una fede come quella di questa donna: umile nel riconoscere il proprio bisogno, perseverante nel cercare Dio e totalmente fiduciosa nella sua misericordia.
Una fede che, anche nel silenzio, continua a pregare; che, anche nella prova, continua a sperare; che, davanti a Gesù, sa ripetere con semplicità: “Signore, aiutami!”.
Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.
