Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 10 Agosto 2025

Domenica 10 Agosto 2025 - XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 12,32-48

Data:

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Gesรน รจ in cammino verso Gerusalemme e nel percorso prepara i suoi al culmine della sua missione: laย Pasqua che sta per vivere con il dono della sua vita sulla croce e la resurrezione. Nel cammino Gesรน parla ai suoi discepoli, non alle folle, ma a coloro che ha scelto, ai suoi. A costoro Gesรน si rivolge usando lโ€™immagine suggestiva del โ€œpiccolo greggeโ€.

I suoi, la Chiesa, non possono far affidamento sui numeri, i mezzi strategici o la forza umana, ma soltanto sulla grazia dellโ€™elezione. Giร  nello scoprire la nostra identitร  ci รจ richiesto un atto di fede. Siamo destinatari di un dono unico, quello del Regno, la signoria di Dio sulla nostra vita, il nostro appartenere a Lui, non per nostro merito, ma per effetto della sua misericordia.

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Anche se umanamente non possiamo confidare in alcuna certezza, anzi spesso sembriamo irrilevanti per il mondo, in realtร  dentro di noi cโ€™รจ la forza vitale del Regno. Con questa consapevolezza di fede, Gesรน chiede ai suoi di investire sui tesori del cielo, non su quelli terreni che sono a rischio di furto e di corruzione. La tentazione di voler cercare sicurezze umane รจ sempre presente per noi, ma Gesรน ci dice chiaramente di fare attenzione a dove il nostro cuore รจ sintonizzato, perchรฉ quello รจ il nostro tesoro.

Chiediamoci allora con onestร : su cosa investo la maggior parte del tempo della mia vita, le mie energie e le mie risorse? Su obiettivi terreni, ricchezze, potere e piacere, oppure su ciรฒ che piace al Signore? Questo tipo di investimento ci rende vigili, pronti al nostro incontro con Dio. In questo modo, sapendo che lavoriamo per il Regno a tempo pieno, non abbiamo nulla da temere nellโ€™ora della nostra morte. Saremo trovati dal Signore a seminare il bene e a servirlo.

Al contrario, chi pensa di poter vivere come se non dovesse morire mai, con lo sguardo appiattito sulle cose del mondo, come se Dio non ci fosse, rischia di venir sorpreso dalla morte e questa certamente sarร  per lui una grande tragedia, perchรฉ capirร  quanto tempo ed energie ha sprecato per cose destinate a finire e che non possono dare alcuna felicitร .

Nellโ€™ultima parte del brano, rispondendo alla domanda di Pietro, sui destinatari di questo insegnamento, Gesรน chiarisce meglio e si rivolge soprattutto a coloro che nella Chiesaย in primisย (come appunto Pietro) e nella societร , hanno responsabilitร  sugli altri. Questi hanno certamente ricevuto tanto da Dio, hanno doni speciali, una particolare grazia, ma anche pesantissime responsabilitร .

Non solo dovranno rispondere di loro stessi, come tutti, ma anche di coloro che sono stati affidati alle loro cure. Per questa ragione Santโ€™Agostino, nel celebre discorso giร  ripreso piรน volte anche da Papa Leone XIV, dice: โ€œNel momento in cui mi dร  timore lโ€™essere per voi, mi consola il fatto di essere con voi. Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristianoโ€ (Discorso 340, 1).

Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.

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