don Giovanni Berti (don Gioba) – Commento al Vangelo del 5 aprile 2026

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Terremoto di pace

L’esperienza del terremoto è forse una delle più angoscianti, sia a livello personale sia collettivo. Non parlo solo di chi lo vive vicino all’epicentro, ma anche di chi lo avverte da lontano. Me le ricordo bene quelle volte in cui ho sentito una scossa: anche se dura pochi secondi lascia dentro un forte senso di precarietà e di disorientamento. Anche senza crolli attorno a noi, sembra che tutto diventi improvvisamente fragile.

vignetta don Giovanni Berti

L’evangelista Matteo racconta di un terremoto la mattina della risurrezione di Gesù, proprio mentre le donne arrivano al sepolcro. Insieme al terremoto appare un angelo luminoso che sposta la pietra sigillata. Matteo parla anche di un altro terremoto nel momento della morte di Gesù: un terremoto che spacca le tombe e arriva fin dentro il Tempio di Gerusalemme, dove si squarcia il velo che separava il luogo più sacro dal resto.

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Non sappiamo se questi terremoti siano avvenuti davvero. Gli altri evangelisti non ne parlano. Sembrano piuttosto un modo per descrivere ciò che accade nel cuore delle persone.

La morte di Gesù è davvero un terremoto per chi lo conosceva e lo amava. La sua condanna e la sua esecuzione fanno crollare certezze e speranze. Del resto anche nella nostra vita è così. È un terremoto quando muore una persona cara. È un terremoto quando crollano sicurezze su cui avevamo costruito molto, quando la storia attorno a noi sembra impazzire tra guerre e violenze. La morte scuote anche la fede: tutto ciò che avevamo imparato e pregato sembra spezzarsi, proprio come il velo del Tempio.

In una scena del film 2012, che immagina la Terra sconvolta da terremoti, il sisma arriva anche a Roma e colpisce il Vaticano. In una drammatica inquadratura dentro la Cappella Sistina si vede una grande crepa attraversare il soffitto affrescato da Michelangelo e passare proprio tra le figure di Dio e di Adamo, separandole.

La morte fa questo: separa gli uni dagli altri e sembra separarci anche da Dio. È un vero terremoto esistenziale e spirituale.

Ma nel Vangelo c’è anche il secondo terremoto, quello della mattina dopo il sabato. Non è una scossa di assestamento. È qualcosa di nuovo. La risurrezione di Gesù cambia tutto. È uno scossone che sposta la pietra del sepolcro già vuoto, perché il Maestro non è più tra i morti ma è vivente. È uno scossone che sposta le pietre dell’odio e della violenza che negano la fraternità.

Colpisce anche il dettaglio delle guardie: poste a custodire la morte, diventano come morte, incapaci di fermare la vita.

L’angelo luminoso si rivolge alle donne con parole semplici e potenti: non abbiate paura. Anche loro sono tentate dalla paura, proprio come noi quando qualcosa di grande e di bello ci viene incontro.

Non abbiate paura.

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È uno dei messaggi più belli e più attuali del Vangelo.

Viviamo immersi nella paura. I tanti terremoti della nostra vita rischiano di bloccarci e di farci pensare che tutto sia perduto. Ma il Vangelo non è un elenco di ordini. È un balsamo per il cuore che ci spinge a diventare portatori di vita.

Anche Gesù risorto dice subito: non temete. E affida un compito: andare e annunciare l’incontro con lui.

Gesù risorto è il terremoto di cui abbiamo bisogno. Un terremoto di vita che spegne le armi, rende innocui i violenti, sposta le pietre e cambia la storia.

Non temiamo. Tutto questo è ancora possibile, anche con la nostra piccola e terremotata vita, piena di crepe e a volte instabile.

Il terremoto della Pasqua demolisce il male ma ricostruisce il bene.

Non temiamo. Andiamo e diventiamo anche noi terremoti di pace, terremoti di speranza.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)