Dio di tutti
Dovremmo tutti fare un giro nello spazio e vedere dall’alto, in un colpo solo, il pianeta Terra, così come la vedono gli astronauti.

La Terra dallo spazio, come hanno subito riferito i primi viaggiatori fuori dall’atmosfera, si presenta come uno spettacolo meraviglioso, prevalentemente azzurro, con i numerosi fenomeni nuvolosi e le terre emerse che occupano una percentuale minore rispetto agli oceani. Dallo spazio una cosa salta subito agli occhi riguardo alle terre emerse: non si vedono i confini tra le nazioni, ma solo i colori che determinano i diversi climi, le montagne, le pianure, i corsi d’acqua e i deserti. L’unico confine è quello tra terra e mare, l’unico che Dio ha previsto nella Creazione. Già questo è un messaggio di pace molto concreto che tutti dovremmo tenere a mente.
I confini delle nazioni, spesso frutto di divisioni e guerre, in continuo mutamento e causa di tensioni e premesse di nuovi conflitti, non sono stati segnati da Dio ma dagli uomini lungo la storia. I confini non sono solo barriere doganali, ma segnano e rimarcano anche divisioni culturali, religiose ed economiche, spesso profonde e conflittuali. Dallo spazio tutto questo non si vede, anche se uno sguardo esperto può cogliere già da lontano come la Terra sia ferita dall’inquinamento e dalle distruzioni provocate dalle guerre.
Il Vangelo di Giovanni, che come gli altri evangelisti racconta le vicende di Gesù di Nazaret fino alla sua morte e risurrezione, inizia con questo sguardo dall’alto, dal principio. È uno sguardo globale che vuole portarci non su una navicella spaziale, ma dentro gli occhi di Dio che guarda la Terra e l’umanità che la abita. Dio ha pensato il mondo e l’umanità come una luce che dona vita, come amore che illumina. Dio, che è Amore (come dirà lo stesso san Giovanni in una sua lettera), non ha pensato ai confini tra gli uomini né a divisioni religiose, ma solo alla vita che unisce e abita la Terra.
Ascoltando con attenzione profonda e spirituale le parole di questo inizio del Vangelo, comprendiamo ancora di più la nascita di Gesù raccontata dall’evangelista Luca e rappresentata nei nostri presepi. Nel bambino Gesù c’è l’annuncio di un mondo unito, in armonia, così come lo vede Dio e come lo ha pensato da sempre. Gesù, che chiede e dona amore nel modo più semplice e diretto, come solo un bambino sa fare, è davvero una luce che splende nelle tenebre: è come il nostro pianeta azzurro e bellissimo incastonato nel cosmo, senza divisioni e guerre, senza conflitti e tensioni.
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Il Natale ci fa chinare verso la piccolezza del bambino, così come alla fine del racconto del Vangelo ci fa alzare gli occhi verso l’uomo crocifisso, inerme come un bambino. In questo sguardo possiamo cogliere tutta la grandezza di Dio, che invita uomini e donne di ogni cultura, religione, lingua e nazionalità a credere nella vita e nella pace.
Dio è di tutti e tutti sono per Dio, anche chi dice di non crederci e non aderisce a nessuna religione specifica. È proprio il bambino Gesù a ricordarci che dove c’è un essere umano che ama, lì c’è Dio, sempre. Dove invece ci sono odio e guerra, anche se in nome di Dio, Dio non c’è.
Non possiamo permetterci di salire nello spazio per contemplare la bellezza della Terra e imparare la lezione, ma basta vivere la nostra fede così come è insegnata e annunciata nel Vangelo. Possiamo salire in alto e vedere un’umanità senza confini, divisioni e guerre se ci abbassiamo gli uni verso gli altri, volendoci il più bene possibile, perdonandoci e superando pregiudizi e chiusure.
Questo nuovo anno, che si è aperto con terribili tragedie e nuovi venti di guerra, ci chiede di non abbassare lo sguardo, ma di credere e sperare sempre nella pace. E per non rimanere schiacciati dalle tante sofferenze, diamoci una mano reciprocamente per continuare a guardare la vita dal punto di vista di Dio.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)
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