Parole di luce
“Te l’avevo detto…” è tra le frasi più antipatiche nelle relazioni tra le persone. Di solito si usa quando a qualcuno capita qualcosa di negativo e gli si vuole ricordare che era stato avvertito, ma non ha voluto ascoltare. È un’espressione che raramente aiuta e che mette chi la pronuncia su un piano di giudizio. Il “te l’avevo detto…” suona quasi sempre come una frattura nella relazione.
Eppure potrebbe essere proprio l’espressione giusta per comprendere il Vangelo di questa domenica. Matteo racconta l’inizio della missione di Gesù: il trasferimento da Nazareth a Cafarnao, la scelta della Galilea come luogo della predicazione, la chiamata dei primi discepoli, pescatori del lago, che lo seguono immediatamente. Nulla, a prima vista, di straordinario: anche allora comparivano maestri che raccoglievano attorno a sé un gruppo di discepoli.
Eppure Matteo, che conosce già tutta la vicenda di Gesù, fino alla sua morte e risurrezione a Gerusalemme, afferma che ciò che sta accadendo è il compimento delle antiche promesse dei profeti. Più volte scriverà: “come è stato detto… come è scritto…”, per dire che parole e gesti di Gesù erano stati annunciati prima. Il profeta Isaia, vissuto secoli prima, aveva parlato di una luce capace di illuminare un popolo immerso nelle tenebre della storia: tenebre di guerra, deportazione, peccato e morte. Questa luce di speranza e di presenza di Dio si realizza nella storia concreta dell’uomo Gesù, nelle sue parole e nei suoi gesti.
Matteo ci dice, lungo tutto il suo Vangelo, che Dio “ce l’aveva già detto” ciò che stava per accadere. Non per giudicare o farci sentire in colpa, ma per attirare la nostra attenzione sulla storia di Gesù, anche nei suoi aspetti più semplici, normali e umani.
Questa domenica, la terza dopo il tempo di Natale, è chiamata “domenica della Parola”. Papa Francesco l’ha istituita per ricordarci che senza la Parola di Dio, senza la Bibbia e soprattutto senza il Vangelo, non riusciamo a comprendere Dio, e la nostra vita di fede si svuota di significato.
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La Parola di Dio non serve solo ad ascoltare una storia antica, ma a riconoscere quella storia dentro la nostra. La vita di fede è il continuo ripetersi della vita di Gesù. Leggere, meditare e pregare il Vangelo ci aiuta a sentire Gesù vivo oggi e a non ridurre la fede a un insieme di regole o tradizioni. Quando il Vangelo entra nella mente, scende nel cuore e prende forma nei gesti e nelle parole, diventa una luce potente, capace di illuminare anche le situazioni più buie.
San Paolo, nella seconda lettura, richiama i cristiani di Corinto per le divisioni presenti tra loro. Le divisioni, nelle famiglie, nelle comunità e tra i popoli, che spesso diventano sofferenza e guerra, nascono da parole e gesti che comunicano il male invece del bene. Per questo abbiamo bisogno del Vangelo: perché le sue parole uniscono, donano speranza e insegnano la pace.
Abbiamo bisogno di ascoltare la Parola di Dio che dice al nostro cuore: “te l’avevo detto… e te lo dico ancora”: Gesù è la luce che tutti cerchiamo, una luce che dona pace, che guida e che entra in profondità in ogni nostra tenebra.
E così anche le nostre parole, nelle situazioni più quotidiane e nelle relazioni più semplici, possono diventare parole di luce.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)
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