don Giovanni Berti (don Gioba) – Commento al Vangelo del 13 Agosto 2023

972

Gesù non è un fantasma

la vignetta di don Giovanni

Quando i discepoli urlano impauriti verso Gesù, “è un fantasma!”, mentre lo vedono camminare sulle acque agitate del mare, mi è venuta in mente un’altra scena simile nel Vangelo: le apparizioni di Gesù risorto. Anche quando il loro Maestro e amico si mostra vivo dopo la morte, loro lo scambiano per un fantasma, cioè qualcosa di fuori dal mondo, lontano e evanescente… e quindi pauroso. Ma come farà da risorto anche ora, Gesù insiste perché riconoscano che dietro quello che sembra lontano da loro in realtà c’è lui vicino a loro e per loro.

Questo racconto, da molti elementi narrativi strani e quasi incredibili, più che un resoconto di cronaca è una specie di racconto simbolico di tutta l’esperienza degli apostoli di Gesù e anche della vita della Chiesa, e dentro possiamo anche trovare la nostra vita di fede. La barca che con difficoltà attraversa un mare in tempesta, rappresenta bene la comunità cristiana che dentro la Storia fatica a mantenersi a galla e a procedere in avanti tra mille difficoltà e situazioni contrarie, persecuzioni, divisioni e scandali.

Quella barca in tempesta è anche la nostra vita di fede che sembra affondare quando ci capita qualcosa che mette in discussione la nostra rotta e fa vacillare quello che credevamo saldo e inaffondabile. E può capitare che anche a noi Gesù appaia come un fantasma lontano, quasi pauroso e distante dalla nostra vita reale, proprio come un uomo che cammina sulle acque o che esce da una tomba.

Ma Gesù al loro grido di paura risponde “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. La paura irrazionale che spesso ci fa diventare violenti tra di noi, allontana anche Dio e ce lo rende quasi “nemico”. Ma Gesù insegna a non avere paura e a camminare anche noi sulle acque minacciose della vita. Anche l’essere umano Pietro come l’amico Gesù può camminare sulle acque, perché non è una cosa “da fantasmi”.

Ma è ancora una volta quella paura che chiude in sé stessi a far affondare Pietro. E’ la paura di non farcela e che Dio lo lasci solo nelle sue tempeste.

“Signore, salvami” è la più semplice e la più bella preghiera, perché da un lato riconosce in Gesù il Signore presente e così vicino che può intervenire, e dall’altro lato riconosce che abbiamo bisogno sempre di lui per continuare a stare a galla nella vita.

Gesù allunga la mano aperta per afferrare Pietro, e con quel gesto mi ricorda le sue mani aperte e inchiodate per amore sulla croce e poi aperte e libere per riafferrare il cuore dei suoi amici dopo la resurrezione.

Gesù non è un fantasma ma è Dio concreto che proprio là dove rischiamo di affondare nella vita, dentro il caos dei nostri problemi, ci allunga la mano e ci afferra.

Lo fa concretamente con le pagine del Vangelo che si aprono ai nostri occhi per arrivare al cuore. Lo fa oggi concretamente quando qualcuno, anche in modo inaspettato, si fa accanto a noi e con una parola buona o un piccolo gesto ci risolleva e ci impedisce di affogare nella solitudine e tristezza.

Lo fa concretamente anche attraverso le mani di coloro che afferriamo noi stessi per aiutare. Incredibilmente quando ci prendiamo cura di qualcuno, siamo risollevati noi stessi da quell’amore che diamo e che esce da noi. E tutto questo non è un fantasma spirituale ma è Gesù che sale sulla nostra vita così come sulla barca dei suoi amici…. e ogni tempesta cessa.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)

- Pubblicità -