VIVERE ร RESISTERE
Il vangelo di oggi parte da unโosservazione sul tempio di Gerusalemme. Se ci pensate, anche noi domenica scorsa abbiamo parlato di un tempio. Abbiamo celebrato la festa di un simbolo della cristianitร quale รจ la Basilica Lateranense.
E abbiamo parlato anche di pietre, ma non come quelle che adornavano il tempio di Gerusalemme insieme ai doni votivi. Abbiamo parlato di noi stessi, impiegati comeย pietre viveย per la costruzione di un edificio spirituale (1Pt 2,5) che รจ la chiesa di Dio, fondata sullaย pietra scartataย dai costruttori che รจ diventata testata dโangolo (Sal 118,22-23),ย Gesรน Cristoย nostro Signore.
ร una delle metafore bibliche piรน belle della chiesa, che ci chiede di saper guardare sempre oltre il suo rivestimento storico. La chiesa, popolo di Dio in cammino nella storia, non deve mai fermare lo sguardo su sรฉ stessa, ma tenerlo sempre fisso in alto, finchรฉ si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesรน Cristo, come diciamo nellโembolismo di ogni eucaristia. I nostri fratelli ebrei che si soffermano ad ammirare il loro tempio costruito dopo piรน di 46 anni, simboleggiano lโammirazione per lโopera umana realizzata per Dio, piรน che per lโopera di Dio per gli uomini. Gesรน annuncia profeticamente la sua distruzione che avverrร realmente nel 70 d.C. per poi prendere le mosse, per il suo discorso escatologico, proprio dalla domanda di chi ha ascoltato il suo annuncio.
La curiositร di sapere data e luogo precisi di eventi simili con relativi segni รจ stata sempre innata negli uomini. Basta andare a spulciare anche nella storia di altre civiltร . Ma Gesรน invita a non fondare la nostra fede sulla conoscenza di queste curiositร , anzi, prepara i suoi ad evitare discorsi di questo tipo con tutti quelli che si presenteranno, a nome del Signore, proprio a speculare su di esse. Dunque badate di non lasciarvi ingannare.
ร facilissimo lasciarsi ingannare se non si meditano a dovere pagine di vangelo come questa. Quanti cristiani entrano in agitazione a contatto con uomini e donne cristiani particolari, ovvero con carismi o presunte visioni profetiche che affermano che siamo ormai vicini alla fine del mondo. Ne conosco molti. Ci sono fratelli e sorelle che hanno addirittura compromesso relazioni familiari o equilibrio psicologico personale, per andar dietro al tale o alla tale che รจ accreditato/a solo perchรฉ, ad esempio, frequenta Medjugorije o parla con i veggenti. E vi sta parlando uno che frequenta Medjugorije.
Il punto capitale da comprendere nelle parole di Gesรน รจ che davanti a costoro e alle molteplici guerre e rivoluzioni incombenti, Egli ci dice che non dobbiamo terrorizzarci e che tutto ciรฒ non รจ subito la fine. Eppure le parole del Signore sembrano rincararci la dose di paura (cfr. vv.10-11).
In realtร Gesรน ci educa a misurarci sempre con la realtร , anche se drammatica. Anzi, ci ricorda che lo sarร sempre con le sue proprie tribolazioni, in ogni epoca. Non ci toglie dalle dolorose vicende presenti nella nostra storia, perchรฉ alla fine, con gli opportuni โdistinguoโ, รจ molto simile alla sua. Piuttosto, in altre pagine di vangelo, ci invita a saper leggere, dentro questi fatti, le orme della sua fedele presenza che mai ci abbandona.
Per questo gli sta a cuore ricordarci, anche qui profeticamente, che il nostro destino รจ il suo destino. Gli preme ricordarci che il suo Nome, dolce al nostro udito, รจ perรฒ causa di persecuzione ed odio nei confronti di tutti quelli che davvero si giocano la vita per seguire Lui. E in un certo senso, le sofferenze da attraversare, sono anche la migliore certificazione di autenticitร della nostra fede in Lui.
La posta in gioco รจ troppo alta, e la troviamo in fondo al vangelo di oggi. Lโorizzonte di questa realtร drammatica non รจ la sofferenza, ma la salvezza: con la vostra perseveranza salverete la vostra vita. Non cโรจ salvezza senza la Croce, ma noi, โsotto-sottoโ, vorremmo evitarcela, oppure vorremmo che fosse giร qui trionfante, ma nel senso mondano del termine.
Certo, ascoltando Gesรน sulle sofferenze (vv.12-17) che toccheranno ai suoi discepoli si puรฒ rimanere perplessi, e umanamente รจ comprensibile. Ma se il mio sguardo rimane fisso sullโorizzonte e non sulle sofferenze transitorie, la Croce si riempie di senso, cosรฌ come la resistenza che mi รจ chiesta. Se non colloco qui, in questa vita terrena, lโorizzonte finale della mia esistenza, mi fido delle parole del Signore. E allora chiedo la grazia di perseverare in questa fede, fino alla fine della mia storia, sapendo in Chi ho riposto la mia fiducia. Dio che la ama e la salva fino allโultimo capello del mio capo (v.18).
AUTORE: d. Giacomo Falco Brini
FONTE: PREDICATELO SUI TETTI
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