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don Francesco Pedrazzi – Commento al Vangelo di domenica 5 Gennaio 2025

«Dov’è colui che è nato?»

I protagonisti indiscussi dell’Epifania sono i Magi. Certo, non dimentichiamo che questa festa è il “compimento del Natale” e al centro di tutto c’è sempre “il Bambino Gesù, con Maria sua Madre” (san Giuseppe non è presente nel racconto di Matteo).

https://youtu.be/npEy4bpGPkU

Tuttavia, c’è anche un’altra “presenza” importante: la STELLA. È la stella che “guida” i Magi dapprima a Gerusalemme e in seguito, dopo essere scomparsa per un certo tempo, a Betlemme. 

Che cos’era esattamente questa stella?

Esegeti, biblisti, teologi, mistici, astrologi e astronomi si sono sbizzarriti nel cercare di rispondere a questa domanda. Una cometa? Un angelo? Un segno miracoloso?

Poco importa. Ogni ipotesi va bene, perché in realtà ciò che conta ciò che significa questa “presenza” nel viaggio dei Magi.

La stella è lo strumento di cui Dio si serve per condurre dei pagani, cioè uomini che professavano un’altra religione, nel luogo dove si trovava il suo Figlio Unigenito. Si noti che per arrivare a Betlemme essi hanno bisogno anche di mettersi in ascolto delle Sacre Scritture, grazie agli scribi di Gerusalemme.

Il viaggio dei Magi è il viaggio che Dio desidera per ogni persona, a qualunque religione essa appartenga, qualunque sia la sua “fede”. Egli non lascia mancare a nessuno le sue “stelle”, i suoi “segni luminosi”, che possono essere persone, incontri, esperienze ed eventi ordinari o straordinari.   

Siamo venuti ad adorarlo», dicono i Magi. Per mettersi in cammino è necessario che il nostro cuore sia animato dal desiderio di cercare Gesù seguendo le “stelle” che Dio mette sul nostro cammino per trovarlo e “adorarlo”, in modo da provare una “gioia grandissima”, riconoscendo in Lui il Dio fattosi uomo (segno dell’incenso), il Re della nostra Vita (segno dell’oro) e colui che è morto e risorto per noi (segno della mirra) per farci diventare “figli di Dio” e liberarci dalla paura della sofferenza e della morte.lma di pace attraverso la Confessione sacramentale e nel segno umile e discreto del Pane Eucaristico, per poterlo portare ai fratelli e sussultare di gioia nel nostro cuore.

Don Francesco

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