«Tu sei il figlio mio, l’amato»
«Cogito ergo sum», «penso dunque sono» sentenziava Cartesio, ponendo il pensiero del soggetto a fondamento di tutta la realtà.
C’è chi considera questa idea addirittura all’origine del pensiero moderno; al centro di tutto ci sarebbe l’individuo pensante e la sua libertà.
Questa idea ha in qualche modo posto le basi anche per un pensiero liberale individualistico, oggi molto diffuso: la strada per essere felici consiste nel pensare e scegliere ciò che si vuole. In questa prospettiva “gli altri” appaiono spesso e volentieri come la causa del proprio malessere. «L’inferno sono gli altri», diceva Sartre.
Agli antipodi è la via della felicità indicata da Gesù. Parafrasando Cartesio si potrebbe esprimere con la locuzione: «Sono amato, dunque esisto». Ciò che ci fa “essere” nel senso più “umano” del termine non è la facoltà di pensare, ma semmai la consapevolezza di essere amati. Chi non si sente amato e non ama cessa di esiste, muore. «L’inferno è non amare», scriveva Bernanos… alla faccia di Sartre!
Il Battesimo è il dono di «diventare figli di Dio» (Cf. Gv 1,12): la certezza intima e inossidabile di essere amati di un amore che non verrà mai meno, nonostante le nostre ingratitudini e debolezze, nella buona e nella cattiva sorte. È la certezza che quelle parole riferite a Gesù – «Tu sei il figlio mio, l’amato» – sono rivolte anche a noi, in eterno.
Questo ci aiuta a vincere la tendenza mortifera – che sant’Agostino chiamava “cupiditas” – a centrare tutta la vita a partire da se stessi, rendendoci avidi, invidiosi, astiosi; in una parola: infelici.I cristiani sono, invece, per definizione, coloro che “hanno conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (cf. iGv 4,16).
E questo amore “basta”: «Nada te turbe, solo Dios basta» (Santa Teresa d’Avila) L’amore umano da solo non è in grado di dare quella stabilità di cui il cuore umano ha bisogno, a meno che non poggi sulla “roccia” dell’amore divino”: «Il Signore ha stabilito i miei piedi sulla roccia, ha reso sicuri i miei passi!» (Sal 40,3).
Don Francesco
