Parabola degli operai della vigna: il significato del Vangelo
La parabola degli operai della vigna è uno dei passaggi più provocatori del Vangelo. Spesso la leggiamo con gli occhi dei lavoratori della prima ora, avvertendo un senso di ingiustizia quando vediamo che chi ha faticato per un’ora soltanto riceve la stessa paga di chi ha sopportato il peso dell’intera giornata. Ma il Regno dei Cieli non segue le regole di un consiglio d’amministrazione o la logica del mero profitto: risponde alla sovrabbondanza della grazia e della misericordia divina.
Attraverso questo commento al Vangelo, l’autore ci guida a ribaltare la nostra prospettiva morale ed esistenziale. Il vero dramma dei lavoratori dell’ultima ora non era la pigrizia, ma la solitudine di non essere stati scelti da nessuno. Entrare nella vigna non è una condanna al lavoro, ma il dono di una vita riscattata dall’inconsistenza, dove la moneta più preziosa è la gioia della salvezza condivisa con ogni fratello.
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Approfondiamo il commento di don Fabio.
Il cortocircuito della giustizia umana
La parabola narrata nel capitolo 20 di Matteo spalanca una crepa profonda nella mentalità comune. I lavoratori della prima ora proiettano sul padrone una misura puramente meritocratica: ho lavorato 12 ore, dunque mi spetta di più di chi ne ha lavorata una sola. Quando vedono consegnare l’equivalente di un denaro a tutti, scatta il mormorio. L’equivoco nasce dal presupporre che il Regno di Dio funzioni come un contratto sindacale o un’azienda orientata al profitto. Il padrone spiazza tutti pagando a partire dagli ultimi, creando appositamente la situazione per rivelare il contenuto del cuore umano e mostrare una logica del tutto diversa.
Il dramma di non essere scelti
Alla domanda rivolta agli uomini fermi in piazza fino a tardi — “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?” — la risposta svela una ferita esistenziale: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. L’inconcludenza o l’ozio spirituale non nascono sempre da cattiveria o pigrizia, ma dalla sensazione di non valere, di girare a vuoto senza che nessuno dia un senso o una direzione alla propria vita. Molti vivono nell’inconsistenza perché non hanno ancora incontrato qualcuno capace di chiamarli e di integrarli in un progetto più grande.
La grazia di lavorare nella vigna
Il ribaltamento prospettico sta nel comprendere che essere chiamati dal mattino non è una punizione o un carico di fatica in più, ma un privilegio immenso. Chi lavora dall’alba ha vissuto un giorno intero con la certezza di essere salvato, al sicuro dalla precarietà della piazza. L’invidia nasce dalla competizione e dal misurare costantemente quanto fanno gli altri. Guardare la salvezza con invidia significa vivere la fede da disperati pur stando dentro la grazia, dimenticando che la vera moneta non è un premio d’uscita, ma la relazione con il Padre e l’ingresso nella sua gioia.
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Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini
Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 20 settembre 2026 – Anno A, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).
