La Via della Salvezza nella Tribolazione
Don Fabio commenta la 33ª domenica del tempo ordinario, collegando la profezia di Malachia sul giorno del giudizio con il Vangelo. Il commento esamina le parole di Gesù ai discepoli riguardo la distruzione del Tempio e gli inganni che possono derivare dall’interpretazione di questi eventi drammatici.
La riflessione sottolinea che i rivolgimenti storici come guerre e catastrofi non sono la fine, ma un passaggio, e che la vera meta è la salvezza ottenuta con la perseveranza. Infine, si enfatizza che la vita cristiana è una strada di tribolazione e amore, paragonando il travaglio del mondo al parto, e che cercare Dio senza la croce conduce a una fede superficiale e ingannevole.
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5 Verità Sconvolgenti sul Dolore e la Fine del Mondo che Potrebbero Cambiare la Tua Prospettiva
Introduzione:
Basta accendere la TV o scorrere le notizie per sentirsi sopraffatti. Guerre, rivoluzioni, crisi di ogni genere: sembra che l’apocalisse sia sempre dietro l’angolo. Questa sensazione di ansia, l’idea che il mondo stia per finire, è un’esperienza umana quasi universale. Eppure, in un antico testo evangelico che parla proprio di questi temi, si nasconde una prospettiva sorprendentemente moderna e liberatoria.
Non è una prospettiva che nega il dolore o le difficoltà, ma che le rilegge in una chiave completamente inaspettata. Ci invita a smettere di cercare risposte facili e a trovare un significato più profondo proprio dentro le sfide che ci terrorizzano. In questo articolo esploreremo cinque di queste intuizioni controintuitive, capaci di trasformare il nostro modo di guardare al mondo e al nostro posto in esso.
I Punti Chiave: Una Lista di Riflessioni
1. La “fine” non è un evento, ma uno stato costante della realtà
Quando sentiamo la frase “non sarà lasciata pietra su pietra”, la nostra mente corre subito a un cataclisma futuro, a un singolo evento che spazzerà via tutto. Ma l’idea è molto più radicale e personale: la fine non è qualcosa che accadrà un giorno, è qualcosa che accade ogni giorno. La transitorietà è una caratteristica fondamentale di ogni epoca e di tutto ciò che vediamo. Ogni cosa, prima o poi, termina.
Capire questo non è un motivo di disperazione, ma di liberazione. Ci ricorda che il nostro vero “punto di arrivo” non è qui, in questo mondo, tra le cose che costruiamo e idolatriamo. Siamo in un viaggio, e la meta è più avanti. Questa consapevolezza ci libera dall’attaccamento ossessivo al presente e ci permette di vivere con maggiore leggerezza e prospettiva.
2. Le catastrofi non sono il segnale della fine, ma una via per la salvezza
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Istintivamente, interpretiamo guerre, terremoti, carestie e pestilenze come i segnali inequivocabili che tutto sta crollando. Il Vangelo, paradossalmente, ci dice che “non è subito la fine”. Anzi, suggerisce che questi eventi drammatici non sono mai semplicemente quel che sembrano. A una condizione precisa: se si resta dalla parte di Cristo, non sono il preludio alla distruzione. Diventano, per la fede, la strada stessa della salvezza.
Non è un invito a un ottimismo ingenuo, ma a una perseveranza radicata in una fiducia più profonda: che anche nel caos, si sta compiendo un’opera più grande.
Con la vostra perseveranza salverete le vostre vite.
3. Non siamo nati per il comfort, ma per l’amore (e c’è una bella differenza)
Questa è forse l’idea più potente e sconvolgente di tutte. Se lo scopo della nostra vita fosse il comfort, l’appagamento e il piacere, allora le tribolazioni, le ingiustizie e il dolore sarebbero semplicemente assurdi, un errore nel sistema. Non avrebbero alcun senso.
Ma se, invece, “siamo nati per l’amore”, allora tutto cambia. E come lo sappiamo? La prova non è una teoria filosofica, ma un evento: la croce di Cristo. La croce non è un incidente di percorso, ma il volto stesso di Dio, la manifestazione del suo amore. È perché l’espressione più alta della divinità è un amore che si dona fino in fondo che capiamo che anche la nostra vita trova senso nelle stesse dinamiche. Le prove assumono un significato nuovo: un matrimonio non diventa autentico senza una tribolazione, un’amicizia non diventa vera senza perdono, e un giovane non diventa adulto senza passare per una purificazione.
4. Attenzione alle “soluzioni facili”: il rischio di una spiritualità vuota
In un mondo pieno di incertezze, è forte la tentazione di cercare “messianismi comodi”: leader, ideologie o percorsi spirituali che promettono una salvezza senza dolore, una crescita senza sforzo, una vita senza croce. Il testo ci mette in guardia: queste scorciatoie sono trappole.
Cercare una spiritualità che ci eviti le difficoltà è un’illusione pericolosa. Il rischio è di abbracciare un messaggio vuoto che, nel momento della prova vera, ci lascerà soli e senza strumenti. La fede autentica non elimina la difficoltà, ma ci dà la forza per attraversarla.
Cercare Dio senza la croce pone il rischio di trovare una croce senza Dio.
5. Il dolore è un travaglio, non la destinazione finale
L’ultima verità è una nota di speranza incrollabile. Il dolore del mondo, le crisi personali e collettive, non sono l’ultima parola. Vengono descritti con la metafora del “travaglio”, le doglie del parto. È un dolore intenso, reale, ma è finalizzato a dare alla luce una vita nuova. Ma attenzione, questa metafora non è ingenua. Non c’è parto senza sangue. Non c’è vita nuova senza la perdita della vecchia esistenza.
Questa immagine cambia radicalmente la prospettiva. Non siamo destinati a soffrire per sempre. La sofferenza è un passaggio, un processo di trasformazione necessario per arrivare a qualcosa di più grande. Come ha detto magnificamente un grande testimone del nostro tempo, la croce non è il nostro indirizzo permanente.
La croce, diceva il grande don Tonino Bello, è solo una collocazione provvisoria.
Conclusione: Uno Sguardo al Futuro
Messe insieme, queste riflessioni non offrono una vita comoda, ma qualcosa di molto più prezioso: una “vita seria”, bella proprio perché non è semplice, ma è una sfida autentica. Ci preparano a vivere secondo uno stile di “grandezza” e “nobiltà”, rifiutando le soluzioni piccole e facili. È un invito a smettere di temere la fine del mondo per iniziare a costruire un significato che resista a qualsiasi scossa.
E se la vera salvezza non fosse sfuggire alle difficoltà, ma imparare a trovarvi un significato più grande?
[testo non di don Fabio]
Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini
Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 16 novembre 2025 – Anno C, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).
