Nella Solennitร del Santissimo Sangue e Corpo di Cristo, la liturgia ci propone il Vangelo in cui Gesรน, nellโUltima Cena, prende il pane e recita la benedizione, lo spezza e lo dร ai discepoli, dicendo:
- Pubblicitร -
โPrendete, questo รจ il mio corpoโ.
Su questo brano evangelico, ascoltiamo il commento di don Ezechiele Pasotti, prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario โRedemptoris Materโ di Roma:
[powerpress]
[ads2] Il Vangelo di Luca, proclamato nella festa di oggi, racconta lโโistituzione dellโEucaristiaโ. Nel contesto della celebrazione annuale della Pasqua, Cristo, come ogni capofamiglia ebreo, compie con i suoi Apostoli i riti che rendono presente e attuante la liberazione operata da Dio in favore del popolo dโIsraele. Ma in questa cena davvero particolare, Gesรน non si limita a far memoria liturgica del passato. Mangiare quel pane azzimo, per Israele significava far presente e diventare partecipi della schiavitรน dโEgitto per esserne liberati. Ora Gesรน dร a quel pane un significato nuovo: quel pane รจ il suo corpo consegnato alla morte per noi, mangiare di esso significa morire con Cristo, per partecipare alla sua vittoria sulla morte. Bere il vino della terra promessa non sarร piรน solo fare presente la fedeltร di Dio alle sue promesse di introdurre il popolo dโIsraele nella terra, ma rendere presente la risurrezione del Signore dalla morte, il banchetto escatologico, la vita eterna. Ecco nei segni eucaristici reso presente e attuale per ogni tempo il mistero della Pasqua del Signore: la sua morte in croce e la sua risurrezione; lโofferta, il sacrificio del suo corpo, e il suo sangue sparso per amore, perchรฉ la morte non abbia piรน potere su di noi. Il Cielo, chiuso dal peccato, torna ad aprirsi, davanti allโuomo si apre la via della salvezza: oggi possiamo passare con Cristo da questo mondo al Padre, uniti a Lui nel suo corpo, dato a morte per noi, riceviamo nel suo sangue il sigillo della vita eterna.
Fonte: Radio Vaticana

