Ti è mai capitato di ricevere una chiamata da una persona che non sentivi da tempo e che pensavi avesse sbagliato numero? Magari hai pensato: “Ma che vuole da me?”. Ecco, inizia così anche il Vangelo di oggi. Gesù passa e chiama Matteo, un pubblicano. Uno di quelli che si sarebbero nascosti piuttosto che alzarsi. E invece lui si alza. E lo segue.
Siamo gente strana, noi. Vogliamo essere visti, ma non scoperti. Sogniamo relazioni vere, ma ci barrichiamo dietro storie Instagram che mostrano una vita apparentemente perfetta. Viviamo in mezzo alla gente, ma col cuore in modalità aereo, che non ha tempo da donare. Eppure Gesù ci guarda proprio lì, seduti al banco della nostra solitudine, delle nostre incoerenze, delle mille cose che ci fanno dire: “Non sono all’altezza”. E ci dice: “Seguimi”. Non: “Sei pronto?”, non: “Hai sistemato tutto?”. Solo: “Seguimi”.
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Spesso ci sentiamo incastrati tra scelte da fare e paure che mordono, magari come quando entriamo in chiesa e ci sentiamo fuori posto, non degni… Ecco questo Gesù non ti chiede perfezione, ti chiede disponibilità. È come se ti dicesse: “Non aspettare di essere a posto per vivere davvero”.
I pubblicani erano visti come traditori perché riscuotevano le tasse per conto dei Romani. Gente odiata. Eppure è proprio lì che Gesù va a pescare. È come se oggi entrasse in un luogo in cui di lavoro in modo sfiancante e guardasse un operaio o impiegato in preda al burnout e dicesse: “Tu. Seguimi”.
Pensa a una scacchiera dove credi che tutto sia mosso da altri, dove ti senti un pedone insignificante. E invece Cristo ti tratta come il re: centrale, prezioso, protetto. Non ti chiede di essere perfetto, ti chiede solo di essere vivo.
La prima lettura, l’incontro tra Isacco e Rebecca, ci racconta che Dio non si manifesta solo nei miracoli o nelle visioni, ma nei gesti ordinari e nei legami autentici. Fidarsi, lasciarsi condurre, non avere tutto sotto controllo. Anche lì c’è una chiamata.
Nelle relazioni di oggi tutte veloci, liquide e piene di ansie, l’atteggiamento da recuperare è l’ascolto reale. Non tanto delle risposte, ma dei bisogni profondi dell’altro. È lì che Gesù ti aspetta, seduto accanto a te, pronto a camminare con te.
Ricorda: non devi essere perfetto per essere scelto, ma vero.
don Domenico Bruno
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