Tempo fa si è parlato di una scuola dove una persona per coprire un errore, nasconde la verità e finisce per ferire gli altri. Di fronte a questo viene da chiedersi: ma vale ancora qualcosa la parola data? Ci si ritrova in mezzo a tante bugie “perché tanto nessuno vede”… ma poi la verità esplode e travolge tutto.
Prova a pensare a un mucchio di semi sparsi su un campo: non li vedi crescere giorno per giorno, non senti niente, è tutto silenzio. Gesù usa proprio questa immagine per raccontarci il Regno di Dio: “Il seme germoglia e cresce, non si sa come…” e alla fine dà frutto, mette rami forti, offre riparo agli uccelli… là dove la vita trova casa e sicurezza.
Nella prima lettura sentiamo che Davide sceglie la scorciatoia, cerca una conquista immediata, e produce solo distruzione e morte. Nel Vangelo, invece, l’uomo che semina non può controllare la crescita, ma è chiamato a fidarsi del campo. Se proviamo a forzare, a comandare tutto, spolpiamo la terra della verità e la rendiamo sterile. Invece, quando seminiamo con pazienza verità, perdono, cura per l’altro, anche nel silenzio quotidiano, il seme porta vita. Lo so, costa fatica, ma credici… porta frutto!
Per Sant’Agostino il nostro cuore è come quel campo, pieno di buone e cattive erbe, e Dio lo ama troppo perché si arrenda alla resa facile. La crescita nascosta è la salvezza che opera in te anche quando non te ne accorgi.
Oggi prova a rileggere i tuoi pensieri come semi buttati nella terra e chiediti: nascono dalla paura di fallire o dal desiderio di fare il bene… anche se piccolo? Quello che coltivi dentro, prima o poi, diventa spazio abitabile per qualcuno. Scegli con cura cosa seminare e accetta che la crescita abbia i suoi tempi.
Quale seme stai scegliendo di spargere oggi nel tuo campo interiore?
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don Domenico Bruno
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