Negli ultimi mesi si è parlato molto di giovani che lasciano gruppi, associazioni, persino squadre sportive perché “l’ambiente era tossico”. Sui giovani gravano troppe aspettative, troppe pressioni, ma zero cura reale. Purtroppo da un luogo che non fa respirare, prima o poi si scappa.
Nel Vangelo di oggi Gesù manda i discepoli a due a due e dice: «In qualunque casa entriate, dite prima: Pace a questa casa». Non dice: controllate, giudicate, sistemate… ma dice “portate pace”. E se non funziona? Non forzate! Andate oltre…
Noi invece spesso entriamo nella vita degli altri come ispettori, non come ospiti. Siamo bravissimi a voler cambiare gli altri senza prima chiederci che aria portiamo e come ci poniamo. Paolo, nella lettera a Tito, parla di “mettere ordine”, ma non è l’ordine del controllo, bensì l’ordine di chi custodisce ciò che è essenziale.
Al tempo di Gesù i rabbini itineranti viaggiavano leggeri perché la relazione veniva prima delle cose: se ti appesantisci, non incontri più nessuno. Immagina uno zaino troppo pieno. Dentro ci mettiamo aspettative, giudizi, ruoli, ansie… Poi ci stupiamo se non riusciamo a camminare insieme.
Tito e Timoteo che in questo giorno veneriamo, erano giovani, fragili, affidabili non perché forti ma perché disponibili. Anche oggi, nelle amicizie, nelle chat, nelle relazioni affettive, la differenza non la fa chi ha le risposte ma chi crea uno spazio dove l’altro può respirare.
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Forse il Vangelo oggi ci sta dicendo: svuota lo zaino, entra leggero nella vita degli altri, porta pace prima di portare parole. E chissà che proprio lì non inizi qualcosa di infinito…
don Domenico Bruno
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